L’Europa verso l’inverno: scorte ai minimi e dipendenza dal gas russo. Così gli Usa «decidono» per noi
L’Europa si affaccia alla stagione fredda camminando sul filo del rasoio energetico. Da un lato, i depositi di metano del Continente toccano i livelli più bassi degli ultimi quindici anni; dall’altro, l’UE sta acquistando dalla Russia più gas naturale liquefatto (GNL) via nave di quanto ne abbia mai importato prima. È il ritratto, oggi dipinto con crudo realismo sul Corriere della Sera, di una drammatica contraddizione economica e geopolitica ricavato dall’incrocio di tre recenti analisi firmate da Entsog (l’associazione dei gestori delle reti europee), dall’istituto Ieefa e dall’ONG tedesca Urgewald.
I due fattori sono strettamente concatenati: con gli stoccaggi semivuoti, ogni singolo carico metaniero diventa vitale per evitare l’incubo di razionamenti o picchi stellari in bolletta. E proprio in questo varco si inseriscono i flussi di Mosca.
Depositi al minimo e prezzi in salita
Stando al rapporto stagionale di Entsog, le riserve europee sono piene solo al 72%, contro l’83% di un anno fa. La situazione è ancora più critica nei due polmoni industriali del Nord, Germania e Paesi Bassi, dov’è stata abbattuta la soglia psicologica del 60%.
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A prosciugare i depositi è stata la crisi nel Golfo Persico, che paralizzando uno dei principali snodi del GNL mondiale ha fatto schizzare i prezzi alle stelle. Stoccare metano nei mesi estivi per rivenderlo in inverno non è stato conveniente per i trader privati. L’Italia si è salvata solo grazie all’intervento pubblico, che ha garantito un premio di giacenza agli operatori per mettere il sistema al riparo.
Oggi il gas liquefatto copre il 40% del fabbisogno europeo, ma le stime dell’Ieefa parlano chiaro: per arrivare a primavera senza rischi serviranno quasi 100 miliardi di metri cubi d’importazione. Rispetto allo scorso inverno, le riserve europee erogheranno 7,3 miliardi di metri cubi in meno; rimpiazzarli sul volatile mercato globale costerà ai governi, secondo le analisi riportate oggi sul quotidiano, circa 3 miliardi di euro in più.
Il tesoro artico di Yamal
In questa corsa contro il tempo, un carico su sette che approda nei porti europei batte bandiera (o proviene da giacimenti) russa. Nei primi nove mesi dell’anno, dai terminal dell’Artico siberiano gestiti da Novatek – in particolare dal maxi-impianto di Yamal – sono arrivati in Europa ben 16 miliardi di metri cubi di GNL. Un record storico, scrive oggi sul Corriere Stefano Agnoli, che vale una fattura da quasi 8 miliardi di euro destinata alle casse del gigante privato russo.
Oltre l’80% del gas partito da Yamal ha scaricato nei porti europei, soprattutto in Francia, sospinto dai contratti a lungo termine firmati prima del conflitto in Ucraina. Protagonista principale è il colosso francese TotalEnergies (socio al 20% di Yamal), che una volta sbarcato il metano lo immette nei gasdotti verso il centro Europa, Germania compresa. Un grande affare che coinvolge anche l’armatoria greca e britannica, cruciale per le rotte navali.
L’UE ha pianificato lo stop totale alle importazioni di GNL russo a lungo termine, ma i divieti scatteranno formalmente solo più avanti. E anche questo aspetto potrebbe creare problemi.
La chiave è a Washington: il nodo di Novatek
Tuttavia, il calendario di Bruxelles rischia di essere spazzato via dalle decisioni di Washington. In base al Lindsey Graham Act – la legge approvata a larghissima maggioranza dal Congresso americano – il Presidente Donald Trump deve esprimersi sull’inserimento di Novatek nella lista nera delle sanzioni statunitensi.
Se la Casa Bianca dovesse colpire Novatek, riporta oggi il Corriere della Sera, banche, assicuratori e armatori internazionali sarebbero costretti ad abbandonare immediatamente il progetto Yamal. Per l’Europa significherebbe la chiusura immediata e non programmata dei rubinetti russi, spingendo i Paesi membri a dover tagliare i consumi invernali di ben 14 miliardi di metri cubi (circa il 7%).
Sullo sfondo si intrecciano forti interessi economici. Alcuni osservatori ricordano come ambienti finanziari statunitensi vicini all’amministrazione abbiano stretto in passato accordi di cooperazione con la stessa Novatek per progetti energetici in Alaska.
La decisione di Trump rivelerà se la linea dura contro la Russia prevarrà sugli affari di settore. Resta un dato oggettivo: ancora una volta, le sorti dell’inverno e della sicurezza energetica europea non si decidono a Bruxelles, ma sui tavoli della politica americana.

