Airbnb, in Italia oltre 571mila annunci: l’80% è relativo a intere case. Federalberghi: «Quattro grandi bugie smascherano la favoletta della condivisione»
Ad agosto di quest’anno, solo in Italia, su Airbnb c’erano 571.982 annunci, 38.587 in più rispetto allo stesso mese del 2025, una crescita di oltre il 7 per cento. È quello che emerge dal nuovo report di ottobre del centro studi di Federalberghi, che monitora il mercato degli affitti brevi attraverso le offerte pubblicate su Airbnb. Tutti dati che, secondo il centro studi, dimostrano un allontanamento dall’idea originaria della piattaforma che era nata per favorire la condivisione degli spazi e mettere a reddito le case inutilizzate, trasformandosi sempre più in una vera e propria attività economica. Un fenomeno che da una parte rischia di penalizzare gli alberghi, ma che dall’altra contribuisce rendere sempre più difficile per i residenti trovare affitti a costi accessibili.
Toscana e Lombardia in testa, ma Roma e Milano le città con più annunci
A livello regionale, la Toscana è quella con il maggior numero di annunci su Airbnb, pari a 72.771. Seguono la Lombardia, con 66.619 annunci, la Sicilia, con 57.335, e il Lazio, con 51.871.

Tra le città, invece, Roma guida la classifica con 37.387 annunci, seguita da Milano con 26.610, Firenze con 13.902, Napoli con 11.497 e Venezia con 9.042. Numeri che mostrano come il fenomeno degli affitti brevi è molto concentrato nelle città italiane più popolate e turistiche.
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Le quattro contraddizioni di Airbnb secondo Federalberghi
Secondo il centro studi di Federalberghi, dietro la promessa di un’esperienza autentica promossa da Airbnb si nascondono «quattro grandi bugie che smascherano la favoletta della condivisione». La prima riguarda la natura degli alloggi perché non si tratta più di stanze o abitazioni in cui vivono i proprietari, ma di appartamenti usati solo per affitti turistici e brevi. Più dell’80% degli annunci riguarda infatti case intere, in cui non abita nessuno. La seconda e la terza contraddizione riguardano l’idea degli affitti brevi come modo per arrotondare le proprie entrate. I dati mostrano invece un’attività sempre più strutturata con quasi il 70% degli annunci pubblicati da persone che gestiscono più alloggi, con casi estremi di operatori che arrivano ad amministrarne oltre 15mila. A questo si aggiunge che più della metà degli annunci viene affittato per più di sei mesi all’anno. L’ultima contraddizione è la distribuzione dell’offerta, spesso concentrata proprio nelle città che hanno già numerose strutture alberghiere piuttosto che in zone in cui questi servizi mancano.
Annunci senza Cin e mancanze sulla sicurezza
Oltre alla crescita degli annunci, il report di Federalberghi mette in luce un altro problema: non tutte le strutture rispettano gli obblighi previsti dalla legge. Ad agosto 2026, quasi il 15% degli annunci non aveva ancora il Codice identificativo nazionale (Cin), obbligatorio dal 2024 per gli alloggi destinati agli affitti turistici. Una mancanza che potrebbe avere conseguenze economiche , come sottolinea Federalberghi, considerando le sanzioni previste «è in gioco una potenziale mega-multa da oltre 421 milioni di euro».
Il report evidenzia anche che spesso non vengono neanche rispettati gli obblighi sulla sicurezza. Per esempio l’estintore, obbligatorio per gli alloggi destinati agli affitti brevi, risulta presente soltanto nella metà degli annunci pubblicati su Airbnb. Ancora più basse le percentuali del kit di primo soccorso e del rilevatore di fumo, presenti solo nel 39,9% e nel 33,1% delle case.

