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Caro casa, l’Ue lancia la stretta sugli affitti brevi: così i Comuni potranno limitarli

09 Settembre 2026 - 15:19 Gianluca Brambilla
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L'Affordable Housing Act, presentato oggi a Bruxelles, accontenta il centrosinistra e scatena le polemiche a destra. Ecco cosa prevede il piano
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C’è un mercato che più di ogni altro è destinato a cambiare nei prossimi anni con il regolamento europeo sulla casa presentato oggi a Bruxelles: quello degli affitti brevi ad uso turistico. Oggi la Commissione europea ha alzato il velo sul tanto atteso Affordable Housing Act, il regolamento sugli alloggi accessibili attraverso cui l’esecutivo Ue intende mettere un freno al caro-casa. Un fenomeno che, con sfumature diverse, interessa ormai ogni Paese del Vecchio Continente. La sfida è tutta in salita, se non altro perché l’Unione europea non ha competenze dirette sulla casa. Una cosa, però, la può fare: stabilire nuovi criteri su come e quanto possono intervenire gli enti locali.

Le tre condizioni che fanno scattare i limiti sugli affitti brevi

La novità principale della proposta di regolamento è tutta qui, perché fissa una serie di criteri affinché un’area possa essere definita «sotto pressione abitativa». Se questi criteri vengono rispettati, Comuni e Regioni avranno mano libera di introdurre una serie di limitazioni agli affitti brevi, che possono essere di diversi tipi: divieti di avviare nuove attività di locazione breve, istituire un tetto massimo di alloggi sul mercato, fissare un limite al numero di notti vendibili ogni anno. Oppure, la possibilità di limitare l’uso e l’acquisto di immobili in locazione breve. Attenzione, però, perché questi paletti potranno essere inseriti solo se si verificano una serie di condizioni, vale a dire: se il prezzo medio di vendita è pari ad almeno otto anni di reddito disponibile pro capite della città in questione; se il rapporto tra prezzi e redditi è aumentato negli ultimi dieci anni; e se è improbabile che la situazione migliori nei tre anni successivi.

Lo «scudo» ai sindaci per evitare battaglie in tribunale

L’Affordable Housing Act ha un altro obiettivo ben preciso: dare certezza giuridica alle autorità locali che decidono di intervenire con misure contro il caro-casa. Finora, infatti, le città che hanno provato a imporre limiti stringenti alle locazioni brevi hanno dovuto fare i conti con cause legali, ricorsi e lunghe battaglie giudiziarie. Se il nuovo regolamento dovesse entrare in vigore, Comuni e Regioni sarebbero perfettamente legittimati a intervenire con una stretta sugli affitti a uso turistico senza il timore di essere trascinati in tribunale. In ogni caso, la decisione di imporre o meno le limitazioni spetta alle autorità locali. Bruxelles, che non ha competenze dirette sulle questioni abitative, non fa altro che definire il perimetro normativo.

EPA/Olivier Hoslet | Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione Ue, e Dan Jorgensen, commissario europeo all’Energia e alla Casa

I numeri dell’emergenza casa in Europa

La Commissione europea riconosce che gli affitti brevi non sono “il” problema della crisi abitativa, ma sicuramente contribuiscono ad aggravare il problema, specialmente nelle città più frequentate dai turisti. E infatti, accanto alla stretta sugli affitti brevi, il piano di Bruxelles punta a facilitare la costruzione di nuove abitazioni, sbloccare gli investimenti (pubblici e privati) e sostenere l’edilizia sociale e accessibile. Secondo i dati dell’esecutivo comunitario, tra il 2013 e il 2024 i prezzi delle abitazioni nell’Ue sono cresciuti in media del 60%, ben più dei redditi delle famiglie.

La stima è che, per tenere il passo con la domanda, si debbano costruire oltre 2 milioni di nuove case all’anno, mentre oggi se ne costruiscono circa un milione e mezzo. «L’Unione europea è in piena crisi abitativa e dobbiamo agire. Più della metà dei cittadini europei considera la mancanza di alloggi a prezzi accessibili un problema grave e urgente», ha ricordato in conferenza stampa il commissario Ue alla Casa, Dan Jorgensen.

La «vittoria» politica dei Socialisti

Il regolamento presentato oggi a Bruxelles rappresenta anche una sorta di bandiera politica piazzata in un’Ue che guarda sempre più a destra dai Socialisti, che da tempo chiedevano alla Commissione europea di agire contro il caro-casa con un piano ambizioso. E infatti a illustrare il documento ai giornalisti ci hanno pensato due dei pochi Commissari in quota centrosinistra: il danese Jorgensen e la spagnola Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione Ue. «Non dovrebbe essere più facile affittare un appartamento per le vacanze che trovare un alloggio a lungo termine nelle nostre città. La legge sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili è un chiaro segnale che l’Europa sta reagendo alla crisi abitativa con misure decisive e proporzionate», applaude l’eurodeputata socialista Laura Ballarin.

Destra sulle barricate: «Un attacco al diritto di proprietà»

Il piano è stato accolto con una levata di scudi dalla destra, in particolare dalla Lega. «Dopo le case green, arrivano le case a proprietà limitata. Dietro l’obiettivo di contrastare gli affitti brevi, si confeziona l’ennesima operazione ideologica per attaccare la proprietà dei cittadini», attaccano gli eurodeputati del Carroccio in una nota. Sulla stessa linea anche Fratelli d’Italia, con il deputato Silvio Giovine che dice: «Il principio dell’inviolabilità della proprietà privata non si tocca e non deve assolutamente essere messo in discussione».

La Commissione, però, ha aperto oggi soltanto il primo capitolo. L’Affordable Housing Act dovrà affrontare il consueto iter legislativo europeo, passando da Consiglio e Parlamento Ue, dove sono fondamentali i voti del centrodestra. «Siamo di fronte a un provvedimento sbagliato nell’impostazione e pericoloso nelle conseguenze, che rischia di comprimere il diritto di proprietà e la libertà dei cittadini senza affrontare le vere cause dell’emergenza abitativa. Esprimo la mia netta contrarietà e, insieme alla delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, ci batteremo perché questa proposta venga ritirata», tuonava l’eurodeputata azzurra Letizia Moratti alla vigilia dell’annuncio. Una posizione che, se condivisa da altre delegazioni del Ppe, rischia di affossare la proposta di regolamento già in partenza.

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