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L’emergenza abitativa in Europa e in Italia: «Case vuote e affitti alti, presto la protesta anche qui»

05 Ottobre 2026 - 05:57 Alessandro D’Amato
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Il 7,7% di cittadini europei e il 5% degli italiani, circa 3 milioni di persone, vive in condizioni di stress abitativo, per cui la rata del mutuo o il costo dell'affitto mangia oltre il 40% del reddito disponibile
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A Berlino la sindaca Elif Eralp è stata eletta con la promessa di socializzare 200 mila appartamenti di proprietà di grandi gruppi immobiliari. E la Spagna in piazza per la casa può portare a nuove elezioni a breve. Il tema della casa è europeo. Il 7,7% di cittadini europei e il 5% degli italiani, circa 3 milioni di persone, vive in condizioni di stress abitativo, per cui la rata del mutuo o il costo dell’affitto mangia oltre il 40% del reddito disponibile. E secondo gli esperti questo potrebbe portare la protesta anche da noi.

L’emergenza casa

Repubblica fa sapere che dal 2013 i prezzi medi al metro quadro in Europa sono saliti del 60%, e molto più nelle aree urbane. Meno del 7% dello stock abitativo europeo è edilizia pubblica e tra il 2018 e il 2024 gli Airbnb sono raddoppiati. Nel frattempo il 20% delle case è vuoto, perché in aree interne dove nessuno vuole vivere o perché di proprietà di chi non ha bisogno di affittarle. In Italia oltre il 70% delle famiglie vive nella propria abitazione. Cresce però la pressione sul mercato dell’affitto, dove l’offerta è scarsissima e i prezzi in costante rialzo. «Questo sta rendendo alcuni territori e aree metropolitane inavvicinabili per un crescente numero di persone», scrive Nomisma nel suo Osservatorio.

Salari stagnanti e aumento dei costi

Filippo Celata, professore di Geografia economica alla Sapienza e consulente dei Comuni di Firenze e Roma nella regolazione degli affitti turistici, dice al quotidiano che «da tempo è chiaro che il combinato di salari stagnanti e aumento dei costi immobiliari avrebbe avuto esiti problematici. La pandemia ha agito come un innesco, con l’aumento delle compravendite e una fortissima inflazione. In Spagna intere generazioni hanno visto svanire l’illusione della casa di proprietà e si sono riversate su un mercato degli affitti che è collassato».

Eppure, spiega Celata, «da noi i prezzi sono ancora sotto il picco del 2008 e le famiglie hanno più ricchezza: l’illusione resiste. Ma è solo questione di tempo». La tensione comincia a vedersi «soprattutto sul mercato dell’affitto, a cui sempre più persone si rivolgono. In un Paese con oltre il 70% di case di proprietà l’offerta in locazione a lungo termine è limitata, ed è resa ancora più bassa dalle alternative più remunerative come affitti turistici o di medio termine. Ancor prima dei prezzi, il problema è il numero di case in affitto molto basso».

Le case che non mancano

Secondo il prof «in Italia e Spagna non mancano le case, anzi sono oltre 1,3 per ogni famiglia. Molte però sono vuote o non destinate ad abitazione, dunque il punto – quello che cerca di fare la legge di Sanchez – è limitare il mercato privato in modo da riportare parte di questo enorme stock sul mercato residenziale». Costruire nuove case, almeno nelle grandi città «è l’altra strategia su cui si polarizzano le posizioni, ma mi pare illusoria. Specie se prevede di incentivare il privato, provando poi a fare in modo che parte del costruito venga messo sul mercato a prezzi calmierati. Almeno in Italia questi vincoli di destinazione non hanno mai funzionato, si rischia di avere una quota di residenziale sociale residuale».

L’edilizia pubblica

L’ultimo problema è l’edilizia pubblica: «Ne serve di più, ma ci vogliono molti soldi e non si vedono né in Europa né in Italia. Il Piano casa del governo prevede di ristrutturare 60mila alloggi pubblici inagibili, ce ne vorrebbero dieci volte tanti solo per dare casa a chi è in lista».

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