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«Quanto ti vergogni di tuo figlio disabile?»: la giunta Gualtieri finisce sotto attacco per il questionario choc

Il questionario di autovalutazione era stato presentato come uno strumento di valutazione per lo stress dei cargiver. Ora è stato ritirato

«Quanto ti vergogni di tuo figlio? Quanto ti senti in imbarazzo per il suo comportamento? E quanto risentimento provi nei suoi confronti?». Sono queste le domande poste alle famiglie dei disabili gravi nel modulo Caregiver burden inventory (Cbi) per richiedere l’accesso ai fondi destinati ai caregiver, i familiari che si occupano della cura e del supporto agli invalidi. Succede nel Comune di Nettuno, in provincia di Roma, dove a fare scalpore non è stato solo il contenuto del Cbi, bensì anche gli errori di italiano. Alcuni, scrive il quotidiano la Repubblica, vi intravedono addirittura l’ombra di Google translate, come nella frase «Sento che mi sto perdendo vita». Il modulo, infatti, è lo stesso che viene utilizzato per i cargiver di pazienti affetti da Alzheimer ed è stato così esteso (o copiato male) anche ai familiari di disabili in gravi condizioni. Gli utenti alla compilazione del modulo dovevano dare la loro opinione assegnando un punteggio da 0 a 4 ad alcune frasi. Veniva poi specificato che uno significava poco, due moderatamente, tre parecchio e quattro molto. Hanno così inserito due opzioni, parecchio e molto, con l’intenzione che fossero tra loro esclusive, ma che invece hanno lo stesso significato.


Le critiche alla giunta Gualtieri

La giunta de sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, è stata così raggiunta da una cascata di critiche su più fronti politici. Da Chiara Colosimo, consigliera regionale di Fratelli d’Italia, che ha definito le domande del questionario «illegittime» e «un’offesa alla dignità delle persone che fanno la cosa più bella del mondo». Dello stesso parere anche la presidente della IX Commissione del consiglio regionale del Lazio, Eleonora Mattia. «Non offende solo le persone con disabilità e i loro familiari, ma ogni uomo e ogni donna che credo nei principi di dignità e uguaglianza», ha detto.


Il questionario

Il questionario di autovalutazione era stato presentato come «uno strumento di valutazione, dalla rapida compilazione e di semplice comprensione, del carico assistenziale, e in grado di analizzarne l’aspetto multidimensionale» dello stress di chi si prende cura di persone con gravi disabilità. Diviso in cinque sezioni, carico oggettivo, psicologico, fisico, sociale ed emotivo, aveva l’obiettivo ultimo di individuare «idonee misure di sostegno per le famiglie interessate».

La denuncia delle associazioni e il ritiro del questionario

A denunciare l’evento sono state due associazioni vicine ai cargiver: Oltre lo sguardo ed Hermes che sono state ricevute dall’assessora alle Politiche sociali di Roma, Barbara Funari. «Lo stress – denuncia Loredana Fiorini, presidente di Hermes – non va misurato, è risaputo che c’è. Chi si prende cura di un disabile gravissimo più che contributi e bonus chiede servizi, assistenza e riconoscimenti». L’assessora si è detta dispiaciuta dell’evento e ha rassicurato che «chi non ha voluto aderire al questionario è stato comunque ugualmente inserito nelle liste per caregiver familiari ed è stato chiesto alla Regione, ricevendo immediatamente rassicurazione in tal senso, di togliere quel tipo di valutazione dello stress». Il modulo è stato ritirato.

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