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«Facebook e Instagram hanno rimosso i post sulle pillole abortive dopo la decisione della Corte Suprema». L’accusa dei media Usa

Un giornalista di AP ha provato a pubblicare su Facebook un post con la parola “pillola abortiva”. Il contenuto è stato subito cancellato dalla piattaforma

Facebook e Instagram hanno iniziato a rimuovere i post sulle pillole abortive subito dopo che la Corte Suprema ha ribaltato la sentenza Roe v. Wade del 1973 sull’aborto. A riferirlo sono due media statunitensi: l’Associated Press e Vice. Entrambe hanno fatto sapere che alcuni post e meme che spiegavano come le donne possono ricevere pillole abortive per posta senza infrangere le leggi statali siano stati rimossi dalle piattaforme quasi immediatamente dopo l’annuncio della decisione della Corte Suprema.


Quali sono le «pillole abortive» di cui parlano l’AP e Vice

Per «pillole abortive» s’intendono due farmaci, il mifepristone e il misoprostolo. Il primo interrompe la produzione di progesterone, necessario per portare avanti la gravidanza, il secondo agisce favorendo l’espulsione del feto. La Food and Drug Administration (FDA) autorizza l’assunzione delle pillole abortive entro le prime dieci settimane di gravidanza. Non è ancora chiaro quale sia l’impatto del ribaltamento della Roe v. Wade su questi farmaci, anche se negli USA già nove Stati hanno leggi che vietano l’aborto e altri si preparano a introdurle. Stando a quanto riportato da AP e da Vice, pochi minuti dopo la sentenza della Corte del 24 giugno, sarebbe stato rimosso da Instagram un post che diceva «DM (direct message, ndr) se vuoi ordinare pillole abortive che vengano recapitate al mio indirizzo invece che al tuo».


Vice aggiunge che un altro utente di Facebook, dopo aver scritto «invierò pillole abortive a chiunque ne abbia bisogno. Dovete solo scrivermi», sarebbe stato subito rimosso dalla piattaforma. L’interessato avrebbe riferito a Vice di aver pubblicato il post «alle 11» e di aver ricevuto notizia della sua eliminazione «dopo un minuto. Non mi è stato comunicato fino a quando non ho provato a postare in seguito che ero stato bandito per questo». Sia AP che Vice hanno detto di aver condiviso a loro volta dei post sulle pillole abortive per vedere cosa sarebbe successo. Vice ha provato pubblicare su Facebook un post con scritto: «Le pillole abortive possono essere spedite».

Pochi secondi dopo gli sarebbe stato detto che il messaggio viola le politiche di Facebook sull’acquisto, la vendita o lo scambio di farmaci, anche non medici. Anche l’AP ha compiuto lo stesso tentativo su Facebook con analogo risultato: il post, riferisce l’agenzia, è stato eliminato dopo un minuto. Per avere la controprova, lo stesso giornalista di AP ha pubblicato un contenuto simile altre due volte, sostituendo in entrambi i casi la parola «pillola abortiva» con «una pistola» e poi con «erba». Quei post, ha assicurato il giornalista, «non sono stati rimossi».

Il commento di Meta

Andy Stone, un addetto alla comunicazione di Meta, ha risposto su Twitter alla richiesta di commentare quanto accaduto: «I contenuti che tentano di acquistare, vendere, scambiare, regalare, richiedere o donare prodotti farmaceutici non sono consentiti. Sono consentiti contenuti che discutono sull’accessibilità e convenienza dei farmaci soggetti a prescrizione. Abbiamo scoperto alcuni casi di applicazione errata e li stiamo correggendo». Meta invece non avrebbe risposto alla domanda dell’AP sul perché post pubblicizzanti la vendita di erba e pistole non fossero stati rimossi dalle piattaforme.

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