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Draghi incontra Erdogan: «Uniti nel sostegno a Kiev». Il presidente turco: «Accordo sul grano entro 10 giorni»

Nel vertice è stata ribadita «la volontà comune di rafforzare la collaborazione» tra due Paesi «partner, amici e alleati», ha detto il premier in conferenza stampa

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha incontrato oggi, 5 luglio, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ad Ankara. Nel vertice è stata ribadita «la volontà comune di rafforzare la collaborazione» tra due Paesi «partner, amici e alleati», ha detto Draghi nella conferenza stampa a margine dell’incontro. «C’è la volontà comune di rafforzare la partnership tra Italia e Turchia, i due paesi lavorano insieme per una pace stabile e duratura», ha affermato il Presidente del Consiglio, aggiungendo che «Italia e Turchia sono unite sulla guerra in Ucraina e sul sostegno a Kiev. Entrambi cerchiamo la pace».


L’accordo sul grano

Al centro del colloquio anche il tema della crisi alimentare legata all’esportazione di cereali dall’Ucraina. Draghi ha auspicato un rapido sblocco del trasporto delle derrate alimentari, mentre Erdogan ha detto di sperare in «un risultato tra 10 giorni», alla luce dei negoziati in corso. «Al momento non abbiamo una crisi su questo ma in Africa c’è un grandissimo problema. Per questo speriamo ci sia un accordo» tra Putin e Zelensky, ha affermato, «anche sotto l’ombrello Onu».


«Il gruppo di lavoro in cui la Turchia ha un ruolo centrale deve garantire che non ci siano attacchi russi e che le navi non portino armi. Nazione Unite e Ucraina ci sono, si sta aspettando l’adesione del Cremlino», ha fatto eco Draghi. Se questo accordo dovesse effettivamente vedere la luce, avrebbe «un importantissimo valore strategico» perché «nel complesso degli sforzi per la pace sarebbe un primo atto di concordia, un primo tentativo di arrivare a un accordo per un fine che deve coinvolgerci tutti perché ne va della vita di milioni di persone nelle aree più povere del mondo», ha detto il premier italiano.

La questione migratoria

Al centro del colloquio c’è stata anche la gestione dell’immigrazione che, a detta di Draghi, dev’essere «umana, equa ed efficace». Tuttavia il premier ha evidenziato la pressione che il fenomeno esercita sull’Italia. «Noi cerchiamo di salvare vite umane», ha premesso, «ma occorre anche capire che un paese che accoglie non ce la fa più». Ha proseguito spiegando che il problema è stato posto dal ministro Lamorgese in Europa, e che «lo diremo alla Grecia quando la incontreremo. Forse noi siamo il paese meno discriminante e aperto, ma anche noi abbiamo limiti e ora ci siamo arrivati». Anche il presidente Erdogan ha riconosciuto «la minaccia per l’Italia» che rappresenta la questione migratoria. Minaccia che a suo dire sarebbe in parte responsabilità della Grecia, accusata da Erdogan di respingere i migranti nell’Egeo.

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