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L’Aida a Verona e le accuse di razzismo contro la soprano russa Anna Netrebko: «Sbagliato usare ancora il blackface»

Gli utenti di Instagram non hanno apprezzato che gli attori siano stati dipinti di nero. E la soprano californiana Angel Blue ha dato forfait in segno di protesta

L’Aida, nell’edizione storica di Franco Zeffirelli, è andata in scena con successo all’Arena di Verona. Ma il favore della platea, forse incurante del tema, è stato oscurato dalle accuse di razzismo arrivate nei giorni successivi sui social a causa della scelta, considerata un’offesa nei confronti delle persone nere, di utilizzare l’espediente teatrale di vecchia data del blackface e dipingere di nero attori in realtà bianchi. La polemica è scoppiata su Instagram dopo un post celebrativo della protagonista della pièce, la soprano russa Anna Netrebko, che ha pubblicato una gallery di foto dove la si vede posare come fiera principessa etiope, con la pelle scura e le treccine afro, in compagnia degli altri attori, anch’essi con le facce truccate di nero.


Il no a un’Aida bianca

«Non sarò mai un’Aida bianca», aveva già detto in merito tempo fa Netrebko, considerata una figura controversa anche per le sue opinioni non proprio trasparenti verso Putin. Un presa di posizione che non è piaciuta a una parte del pubblico Instagram: «Perché il blackface?», «Ti prego Anna, è sbagliato!», «Siamo nel 2022, è una vergogna», dicono i commenti più pacati.


Poi il vero «incidente diplomatico»: le critiche crescono e la questione sconfina dai social quando Angel Blue, 38enne soprano californiana in programma all’Arena per la Traviata del 22 luglio, annuncia il suo forfait in segno di protesta: «Non canterò all’Arena. L’uso del blackface è una pratica profondamente fuorviante basata su tradizioni teatrali arcaiche che non hanno posto nella società moderna. Non vedevo l’ora di fare il mio debutto a Verona con una delle mie opere preferite, ma non posso associarmi a un’istituzione che continua in questa pratica», ha scritto sul suo profilo Instagram ancor prima di avvisare la Sovrintendenza veronese, non nuova a questo genere di accuse.

Il precedente

Nel 2019, infatti, era stata l’americana Tamara Wilson a criticare il fatto di essere costretta a scurirsi la pelle per l’Aida, dando poi forfait alle terza messa in scena. Questa volta la Fondazione Arena cerca di rimediare come può: «La nostra vocazione – ha ribattuto in un comunicato – è sempre stata di creare pace mediante la musica e l’arte. Questa Aida è nata nel 2002, 20 anni fa, e da allora riproposta in numerose edizioni del Festival. L’accordo con Angel Blue è stato siglato un anno fa, la prima è andata in scena lo scorso 18 giugno. Pertanto, le caratteristiche di questa produzione erano ben note all’artista quando si è impegnata a cantarla. La invitiamo a ripensarci, a venire all’Arena. Sarà occasione per dialogare in modo costruttivo».

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