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Usa, minacce e gogna mediatica per la ginecologa che ha aiutato la bambina di 10 anni ad abortire

La piccola, residente in Ohio, era rimasta incinta in seguito a uno stupro. La dottoressa Caitlin Bernard è finita nel mirino anche del procuratore generale dell’Indiana

Il 30 giugno ha praticato l’aborto su una bambina di 10 anni dell’Ohio, rimasta incinta in seguito a uno stupro e costretta a viaggiare fino all’Indiana dalle leggi restrittive del suo Stato. Oggi, il suo nome rimbalza sui media come quello di un pericoloso criminale. Caitlin Bernard, ginecologa e assistente professore della facoltà di Medicina dell’Università dell’Indiana, è finita nel mirino non solo degli antiabortisti più estremi e delle testate giornalistiche più schierate, ma anche dello stesso Stato dell’Indiana: il procuratore generale, infatti, mercoledì 13 luglio ha dichiarato su Fox News, davanti a tutto il Paese e con tanto di fotografia in sovrimpressione, di avere aperto un’indagine su di lei.


L’accanimento contro la ginecologa era iniziato già giorni fa quando alcuni media e il procuratore generale dell’Ohio, il repubblicano Dave Yost, avevano cercato di screditare sia il suo nome che la storia della bambina da lei riportata, considerata «troppo perfetta per essere vera» dal Wall Street Journal. Una storia uscita fuori con un tempismo troppo giusto per essere una coincidenza, inventata da una bugiarda «solo per difendere le posizioni» del presidente Joe Biden, contrario alla decisione della Corte Suprema di annullare la sentenza Roe vs Wade, che tutelava il diritto all’aborto a livello federale. E nemmeno l’evidenza dei fatti, con l’arresto e la confessione dello stupratore, ha placato il clima di ostilità nei confronti di Bernard.


Gli attacchi precedenti

La ginecologa, tra l’altro, è stata già diverse volte bersaglio degli antiabortisti: secondo il Guardian, il suo nome comprare su un sito web estremista pro life collegato ad Amy Coney Barrett, prima che fosse nominata alla Corte Suprema. Sempre secondo il Guardian a gennaio il suo nome, così come il suo background scolastico e l’indirizzo del luogo di lavoro, è stato postato sulla pagina di un gruppo estremista chiamato «Right to Life Michiana» insieme a quello di altri cinque medici abortisti, in una sezione intitolata «minaccia di aborto locale».

Mentre nel 2020, in un caso riguardante le restrizioni all’aborto in Indiana, Bernard ha testimoniato di essere stata costretta a smettere di praticare aborti nel primo trimestre in una clinica a South Bend perché, avvertita da Planned Parenthood che a sua volta era stata allertata dall’Fbi, c’erano state minacce di rapimento contro sua figlia. Kendra Barkoff Lamy, portavoce di Bernard, ha dichiarato: «Le notizie riguardanti le minacce contro la famiglia della dottoressa nel 2020 sono purtroppo vere. Queste minacce personali e pericolose sono ovviamente devastanti per un medico che ha dedicato la carriera a migliorare la vita delle donne fornendo cure riproduttive cruciali, compresi gli aborti. Purtroppo, Bernard non è sola, succede a molti medici che come lei forniscono aborti».

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