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Scie chimiche. Piovono polimeri? Sveliamo il “mistero”

Le immagini mostrate da Marcianò sono compatibili con della banale grandine

Secondo Rosario Marcianò, teorico del complotto noto per aver portato la teoria delle Scie chimiche in Italia, i “Poteri forti” che controllerebbero il cambiamento climatico farebbero piovere misteriosi «polimeri» attraverso le scie emesse degli aerei. Sarebbe questo, secondo la narrazione, a spiegare il periodo di siccità che stiamo vivendo. Chi crede a questa tesi ha di fatto una “fobia” per le scie di condensazione. Questi contenuti continuano a venire condivisi su Facebook, con rimando al sito di Marcianò e al suo canale YouTube. «In questo inizio d’estate – continua lo sciachimista -, con temperature fuori norma e scarsità di pioggia su tutto il territorio italiano, è facile addebitare la responsabilità a fantomatici “cambiamenti climatici”, dovuti alle attività umane ed alle emissioni dell’ingiustamente demonizzato CO2» (del negazionismo climatico abbiamo trattato qui). Ma di cosa si tratta realmente? Scopriamolo insieme.

Per chi ha fretta:

  • La teoria delle Scie chimiche si è rivelata infondata, perché tali fenomeni si spiegano col fenomeno delle scie di condensazione degli aerei.
  • I polimeri avio-dispersi trovano varie spiegazioni a seconda del contesto in cui vengono presentati: il ballooning usato da alcuni ragni per migrare; banali fenomeni chimici e fisici.
  • Nel caso in oggetto Marcianò mostra immagini prodotte a seguito di una grandinata, che possono spiegarsi anche con la normale struttura in cui si presenta la comune grandine.

Analisi

Marcianò si rifà a dei campioni che sarebbero stati raccolti a Napoli, a seguito della grandinata avvenuta lo scorso 6 luglio. Ma nell’introduzione al suo post premette che del caso si era già occupato nel 2006, a proposito «dei polimeri prodotti dalla Dyn-O-Mat di Peter Cordani».

Già allora era evidente come i polimeri igroscopici dell’inventore statunitense di origini italiane erano di notevole rilevanza – continua Marcianò -, considerato che tracce di questo materiale erano state segnalate in precedenza da diversi testimoni negli Stati Uniti d’America, in particolare nello Stato di Washington. In seguito altri ritrovamenti al suolo si sono succeduti in Francia, Germania, Regno Unito.

Rosario Marcianò/Tanker Enemy | Il post sui «polimeri». Attenzione: non suggeriamo di seguire le indicazioni fornite dal sito Tanker Enemy.

Questa premessa però non può essere considerata seriamente, perché Marcianò faceva riferimento a un brevetto proposto da Cordani per il cloud seeding. Lo dimostra lo stesso abstract, che lo sciachimista riporta alla fine del post, a cui faceva riferimento nel testo del 2006:

Abstract
A method for artificially modifying the weather by seeding rain clouds of a storm with suitable cross-linked aqueous polymer. The polymer is dispersed into the cloud and the wind of the storm agitates the mixture causing the polymer to absorb the rain. This reaction forms a gelatinous substance which precipitate to the surface below. Thus, diminishing the clouds ability to rain.
——————————————
Inventors: Cordani; Peter (1374 N. Killian Dr., Lake Park, FL 33403)
Appl. No.: 598660
Filed: June 21, 2000

Come spiegato in una nostra recente analisi, il cloud seeding (inseminazione delle nuvole) non c’entra proprio niente con le scie rilasciate comunemente dagli aerei. Si tratta di una tecnica nota da decenni che fino a oggi nessuno è riuscito a far funzionare in maniera efficiente. In questo caso Cordani proponeva di scoraggiare le precipitazioni, ma generalmente col cloud seeding al massimo si può determinare il tempo atmosferico in aree circoscritte, non certo un intero clima.

La leggenda dei polimeri avio-dispersi

Prima di vedere in cosa consistono gli ultimi campioni raccolti a Napoli vediamo perché nelle narrazioni sulle Scie chimiche capita di sentir parlare di presunti polimeri. Chiamati anche «filamenti di ricaduta», oppure «filamenti avio-dispersi», secondo gli sciachimisti si tratterebbe di «polimeri organici complessi a base di composti chimici sintetici», inseriti nei carburanti dei velivoli, che dovrebbero modificare il clima, provocando danni alla salute, come il cosiddetto «morbo di Morgellons», patologia totalmente inventata di cui abbiamo trattato qui.

Un esempio di presunti polimeri avio-dispersi.

Diversi esempi sono stati raccolti nel forum internazionale di fact-checking MetaBunk. Come intuibile già da una attenta occhiata, si tratta di banali ragnatele. Com’è possibile trovarne in grandi quantità, persino nell’aria? Si tratta del fenomeno noto come ballooning, che diversi ragni usano per spostarsi nell’aria.

Il fenomeno della neve chimica

In alternativa, tempo fa per spiegare la presenza dei fantomatici polimeri spopolavano nei Social immagini dove si scioglieva la neve con un accendino o scaldandola in padella, fino a ottenere delle “strane” sostanze. Il fenomeno venne chiamato «neve chimica».

Un esempio di neve chimica.

La porosità della neve fa sì che si possano trovare detriti dovuti all’inquinamento atmosferico, oppure se si usa un accendino, è probabile che quest’ultimo fornisca le sostanze residue necessarie. Nulla che non possa essere spiegato da un chimico o da un fisico.

La neve, essendo fatta d’acqua – continua Paolo Attivissimo in un articolo del 2014 -, ha bisogno di molto calore per sciogliersi e un accendino non basta. Le poche gocce d’acqua che si formano vengono subito riassorbite dalla neve, penetrando nei suoi interstizi, e si gelano di nuovo. Applicando più calore la neve si scioglie in modo normalissimo. Le “bruciature”, invece, sono semplicemente i prodotti fuligginosi della combustione del liquido dell’accendino (tipicamente butano).

L’errore di fondo è tipico del pensiero cospirazionista: invece di chiedersi se ci sono errori di metodo nell’esperimento si salta subito alla conclusione predefinita. A proposito di errori di metodo: attenzione, fra l’altro, a non ripetere l’“esperimento” usando il ghiaccio al posto della neve: sarebbe scorretto, perché il ghiaccio non è poroso come la neve e quindi non riassorbe le gocce.

Il fenomeno della neve chimica è dovuto alla porosità della neve e alle sostanze residue rilasciate dall’accendino.

Cosa mostrano i campioni napoletani

Fatta questa premessa possiamo osservare i campioni raccolti a Napoli con uno sguardo più attento e razionale. Dal minuto 1:51 Marcianò mostra quelli che secondo lui sarebbero dei «polimeri di gel di silicio» contenuti nella grandine.

I presunti polimeri di silicio raccolti a Napoli.
Altro presunto polimero, secondo Marcianò.

Il problema è che il silicio è il principale “ingrediente” di qualsiasi campione di terra, che si suppone possa essere contenuto anche nelle precipitazioni, come nell’esempio della neve chimica. Lo sciachimista lo collega invece al brevetto del già citato Peter Cordani.

Quelli che vedete in foto di copertina nonché nel video sono campioni recuperati da un’auto esposta alla forte grandinata del 06/07/2022 – continua Marcianò nel suo articolo -, avvenuta nella banlieu di Napoli. Questi polimeri sono il residuo che si è formato sulla vettura quando i chicchi di grandine si sono sciolti.

Le sostanze usate per il cloud seeding da Peter Cordani, secondo la ricostruzione di Marcianò.

Se facciamo una ricerca per immagini alla voce “grandine”, scopriamo foto con forme praticamente identiche a quelle mostrate da Marcianò. Alcuni esempi qui, qui e qui. Dunque, abbiamo una grandinata a Napoli, al seguito della quale vengono fornite immagini di oggetti perfettamente compatibili con le comune foto reperibili online alla voce “grandine”.

Un collage di immagini reperibili con Google alla voce “grandine”.

Le immagini mostrate da Marcianò potrebbero essere state appositamente ingrandite. Lo capiamo perché si nota una “struttura a cipolla”, come spiegato dal meteorologo Pierluigi Randi di Meteo Romagna in una apposita analisi, dove presenta immagini persino più suggestive:

Questi processi evolutivi determinano una struttura sezionale a “cipolla” a strati con ghiaccio opaco (bianco, anche perchè vengono conglobate molecole d’aria nella rapida solidificazione) in crescita secca e ghiaccio trasparente in crescita bagnata (perchè il ghiacciamento è più lento a causa del calore latente, quindi la gocciolina permane liquida per qualche tempo): ogni strato rappresenta un nuovo viaggio verso la parte alta della nube.

Pierluigi Randi | Struttura a cipolla della grandine.

Anche in questo caso, cercando in rete pagine dedicate al processo di formazione della grandine, troviamo immagini dove viene mostrata la strutura a cipolla in cui può presentarsi la grandine:

In questo collage alcuni esempi trovati con Google di struttura a cipolla della grandine.

Conclusioni

È lo stesso Marcianò che parla di campioni raccolti a seguito di una grandinata avvenuta a Napoli, mostrando immagini compatibili proprio con il modo in cui si presenta comunemente la grandine. Tuttavia non abbiamo alcuna pretesa di voler stabilire con certezza cosa viene mostrato visto che vengono interpretate delle foto private del loro contesto. Spetterebbe a chi fa questo genere di affermazioni spiegare come sono stati raccolti i campioni e da cosa differirebbero rispetto alla normale grandine.

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