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Nicola Procaccini: chi è l’eurodeputato di Fdi ed ex portavoce di Meloni indagato nell’inchiesta di Terracina

Le accuse sono di induzione indebita e turbata libertà degli incanti. Dalle intercettazioni spunta anche il nome della leader di Fdi

L’eurodeputato di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini è tra gli indagati dalla Procura di Latina nell’inchiesta che ha portato all’arresto della sindaca di Terracina Roberta Tintari. Nei confronti del parlamentare le accuse sono di induzione indebita a dare o promettere utilità e turbata libertà degli incanti. Procaccini è stato sindaco di Terracina tra il 2011 e il 2015 e tra il 2016 e il 2019. In totale sono cinquanta le persone finite nel registro degli indagati. L’indagine riguarda la gestione del demanio pubblico e in particolare gli appalti delle spiagge. Prima era stato portavoce di Giorgia Meloni quando era ministra della Gioventù nell’ultimo governo Berlusconi. Procaccini si è difeso parlando di un «errore macroscopico» da parte della procura perché all’epoca lui era ancora primo cittadino.


L’ordinanza e l’«errore macroscopico» della procura

Nell’ordinanza della procura di Latina si legge in effetti che «in qualità di ex sindaco del comune di Terracina e membro del Parlamento europeo, dunque pubblico ufficiale abusando dei suoi poteri, compiva atti idonei, diretti in modo non equivoco ad indurre una dipendente dell’ufficio Suap del Comune di Latina, a velocizzare l’istruttoria e a rilasciare la licenza per la conduzione di spettacolo viaggiante all’impresa Oasi Sea Park in modo indebito, in quanto il responsabile risultava residente a Roma dove era pure la sede legale dell’impresa, per cui il rilascio della suddetta licenza avrebbe dovuto essere richiesto al comune di Roma; evento non verificatosi per cause indipendenti dalla sua volontà e per il sopravvenuto cambio di residenza del responsabile, strumentale al perfezionamento delle condizioni necessarie per ottenere il provvedimento richiesto al comune di Terracina».


Ma i giudici, fa sapere oggi l’edizione romana di Repubblica, portano anche altro. In un’intercettazione un socio di un’azienda che sarebbe stata ostacolata nel tentativo di aggiudicarsi una concessione demaniale mentre veniva favorita una società romana concorrente chiama in causa anche la leader di Fdi. «C’è una ditta de Roma che se chiama The Spot, che è tra l’altre ditte che collabora con Giorgia Meloni, da Ostia alla campagna elettorale», è il testo. The Spot, scrive il quotidiano, è considerata riconducibile a William Zanchelli. Indagato a piede libero nell’inchiesta, in passato già coinvolto in un’indagine della Procura di Roma per la gestione dello skate park a Ostia. Mentre il bando viene definito “un vestito cucito” da Procaccini. «Possibile che non posso avere una discussione con un dipendente perché la vede diversamente su un’istanza?», sostiene lui.

Il sistema

Nell’ordinanza il giudice per le indagini preliminari sostiene che alcuni imprenditori balneari, dopo Mafia Capitale, avevano «trasferito i propri illeciti interessi dal litorale di Ostia a quello di Terracina. Potendo ivi contare sulla compiacenza e sulla connivenza degli amministratori pubblici locali». Alla sindaca i pm di Latina contestano i reati di turbata libertà degli incanti e falso in relazione alla gestione dell’arenile comunale. I fatti risalgono al 2019: gli approfondimenti investigativi sono frutto dell’attività di controllo “Mare sicuro” e hanno riguardato in particolare alcune concessioni demaniali anche nella zona dell’Arena del Molo. Gli inquirenti hanno effettuato il sequestro preventivo di un camping, di un ristorante e di beni di un’associazione che opera in loco. Dall’indagine sono emersi elementi penalmente rilevanti in relazione a illegittime sanatorie su opere e lavori in aree pubbliche.

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