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Scontro all’Argentario, esclusa l’ipotesi del pilota automatico. Indagato anche il conducente della barca a vela: «Un atto dovuto»

L’italiano Fernando Manzo avrebbe tentato una manovra disperata per evitare l’impatto con lo yacht dei danesi. Ancora dispersa sua moglie Anna Claudia Cartoni

«Non risultano elementi circa la possibilità di utilizzo del cosiddetto pilota automatico». A comunicarlo è la Procura di Grosseto che sta conducendo le indagini sull’incidente dell’Argentario avvenuto nel tardo pomeriggio del 23 luglio. Il danese Per Horup, alla guida del suo yacht di 20 metri, ha travolto e quasi distrutto in due la barca a vela “Vahinè“, dove al timone c’era il 61enne Fernando Manzo. Entrambi sono stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo aggravato e danneggiamento con pericolo colposo di naufragio. «Un atto dovuto», precisa la Procura che dice come devono essere ancora effettuati degli accertamenti sulla dinamica dell’incidente. Nel frattempo, l’alcol e il drug test sono risultati negativi. Secondo una prima ricostruzione, Manzo si sarebbe accorto dello yacht che gli stava arrivando contro a tutta velocità e avrebbe tentato una manovra disperata per evitare l’impatto. Il pilota italiano, titolare della società Bio Impresa, ne è uscito gravemente ferito ma non in pericolo di vita. Sua moglie, Anna Claudia Cartoni, è ancora dispersa in mare. Andrea Giorgio Coen, 59enne antiquario di Roma, è morto all’impatto e verrà sottoposto a un’autopsia. Illesi gli altri tre passeggeri. Sullo yacht, oltre all’imprenditore danese Horup, si trovavano la compagna Tine Lehman, 52enne titolare di una clinica estetica a Sondeborg, il figlio 26enne Mikkel Horup e la fidanzata di 25 anni, Anna Maria Durr. Nessuno di loro ha riportato ferite.


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