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La strada stretta di Conte tra i vincoli di Grillo, lo Statuto, la scelta “no alleanze” e il fucile spianato di Borré

Il leader si piega a Grillo. Ma rischia ancora sui ricorsi. E soprattutto potrebbe diventare la vera vittima del garante

«Ci ho provato a fargli cambiare idea». In questo virgolettato che Giuseppe Conte avrebbe pronunciato al telefono con uno dei parlamentari in uscita per la regola dei 2 mandati c’è tutta la disperazione per una situazione che adesso rischia di ritorcerglisi contro. Anche se lui ha deciso di fare buon viso a cattivo gioco, la scelta di Grillo va a colpire proprio i suoi fedelissimi. E, racconta oggi un retroscena del Corriere della Sera, non è un caso. Si torna al luglio scorso, quando il comitato di garanzia composto da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri si ribellò alla sua tirata contro Conte «uomo senza visione e capacità manageriali». Grillo sapeva che si sarebbe arrivati alla resa dei conti. E ieri è andata esattamente come nelle più fosche previsioni.


Un matrimonio difficile

Quella tra Conte e Grillo rimane da sempre un’unione difficile. E oggi, ragiona Marco Imarisio, chi vota per il M5s sceglie un leader che non ha saputo proteggere chi ha lavorato per portarlo là. L’ex Avvocato del popolo sarà obbligato a continuare un matrimonio di convenienza che si regge solo sulla reciproca debolezza. Circondato da una classe dirigente di perfetti sconosciuti. I vincoli di Grillo rischiano di far diventare Conte la vera vittima di Beppe. Anche se per adesso salvano almeno Chiara Appendino: grazie al fatto che la condanna ricevuta è per un delitto colposo e per la regola del Mandato 0 non a caso portata da Luigi Di Maio.


Anche se Lorenzo Borré, l’avvocato delle cause contro Beppe, dice all’AdnKronos che non è tutto liscio: «Sulla condanna nulla da eccepire perché assolta a maggio per il falso in bilancio e condannata sì, ma per l’altro reato (i fatti di piazza San Carlo, appunto) che è colposo e non doloso e non passato in giudicato». Ma secondo il legale «resta la spada di Damocle dell’interpretazione del codice etico che non risulta superata dalla consultazione del 2021 in cui passò il concetto di ‘mandato zero’ per i consiglieri comunali». In ultimo, c’è la scelta del “no alleanze”. Conte voleva creare un fronte con Sinistra Italiana e Verdi. Anche di questo si rischia di non farne nulla.

Buon viso a cattivo gioco

«Più che una collocazione a sinistra il nostro sarà un campo giusto, in cui assumere impegni da realizzare con forza e determinazione. Nascono dalla necessità di far sentire cittadini pienamente attivi anche coloro non sono nelle cerchia dei privilegiati, i senza voce», risponde oggi Conte al Fatto Quotidiano sulle alleanze. E ancora: «Noi non saremo da soli, ma ci apriremo a tutte le componenti sane della società civile, alle tante categorie professionali e produttive, e ai tanti lavoratori che non si sentono rappresentati da questa politica». Un modo elegante per dire che il M5s si prepara a correre da solo. Il risultato? Quello sarà responsabilità di Conte.

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