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La bancarotta di Alex Jones: cosa succede (negli Usa) quando un complottista incontra la legge

L’istanza arriva nel bel mezzo del contenzioso con le famiglie di Sandy Hook. E gli avvocati di parte hanno qualche sospetto

La società madre di uno dei più grandi siti di complottismo americano ha chiesto l’istanza di protezione fallimentare per non dover affrontare i suoi debiti. Si tratta di Free Speech Systems LLC, a capo del noto sito di Alex Jones, Infowars, che riferisce di trovarsi in difficoltà. Per questo ha deciso di appellarsi alle norme sulla legge fallimentare negli Stati Uniti così da limitare la quantità di denaro che deve restituire a seguito dei diversi processi che vanno avanti da anni e dal valore di milioni di dollari. In particolare a seguito delle fake news diffuse sul massacro alla scuola elementare di Sandy Hook del14 dicembre 2012. La norma permette a un imprenditore che non riesce a onorare i suoi debiti di chiedere protezione a una corte federale avviando una procedura fallimentare controllata.


La denuncia delle famiglie di Sandy Hook

La società finita vittima del fallimento economico ha visto concludere la prima settimana di testimonianze ieri, 29 luglio. Avrà un ulteriore udienza di emergenza lunedì 1 agosto. La prossima settimana il giudice dovrebbe decidere. Ad annunciare la bancarotta è stato l’avvocato di Jones, Andino Reynal. Se il portafoglio del noto cospirazionista sia realmente bucato lo decideranno i giudici, ma per il momento i conti continuano a non tornare. Lo scorso anno Jones ha dichiarato un patrimonio negativo di 20 milioni di dollari, mentre i legali di Sandy Hook hanno sempre denunciato un quadro finanziario del complottista diverso.


Un elemento rilevante in questa vicenda è che la dichiarazione di fallimento economico arriva nel bel mezzo del contenzioso tra Alex Jones e le famiglie di Sandy Hook. «Solo due giorni prima dell’inizio della sentenza della giuria in Connecticut, il signor Jones è fuggito ancora una volta come un codardo dal tribunale nel tentativo di ritardare il confronto con le famiglie che ha passato anni a ferire», ha detto Christopher Matte, un avvocato delle famiglie di Sandy Hook. Queste ultime, infatti, oltre ad aver subito la perdita dei proprio familiari nell’atroce strage del 2012, sono state vittime per anni di molestie, minacce e diffamazioni derivanti dalle bufale diffuse dal complottista Jones.

I complotti di Jones

Alex Jones ha dichiarato per anni che il massacro di Sandy Hook non era nient’altro che un false flag (operazione di intelligence sotto copertura) messo in atto dal governo americano per indurre l’opinione pubblica a chiedere leggi restrittive sulle armi. E in tutto questo i familiari delle vittime sarebbero stati degli attori pagati per recitare. Nelle cospirazioni di Jones non c’è solo il danno, ma anche la beffa. Non si è mai scusato per i danni causati dalle sue teorie complottiste. Ma anzi, qualche anno fa, in una causa parallela con la moglie per la custodia dei figli ha dichiarato che lui non è un uomo pericoloso. E questo perché colui che pubblica i complottismi sul web è solo un personaggio che lui interpreta e che «il vero Jones» è un altro.

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