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Il trapper Simba La Rue al gip confessa l’aggressione per vendetta a Touché: «Ma è tutta una roba mediatica»

Nell’interrogatorio di garanzia, il 20enne italo tunisino dice di essersi reso conto «dell’assurdità di quanto successo». Gli scontri sarebbero iniziati lo scorso febbraio con dei dissing via social

All’interrogatorio si è presentato con le stampelle. Mohamed Lamine Saida porta ancora le ferite dell’agguato del 16 giugno, quando a Treviolo (Bergamo) è stato accoltellato più volte. «Rischio di perdere la gamba», ha detto al gip Guido Salvini. Meglio conosciuto come Simba La Rue, il 20enne italo tunisino è accusato di sequestro di persona, lesioni e rapina. «Mi sono reso conto dell’assurdità di tutto quello che è successo», ha ammesso durante l’interrogatorio di garanzia. Simba è stato arrestato lo scorso venerdì insieme ad altre 8 persone, tutte tra i 19 e i 25 anni, in seguito all’inchiesta su una faida tra due gruppi di trapper rivali. Come altri suoi compagni, anche lui ha spiegato quanto accaduto con il collega padovano Mohamed Amine Amagour, o Touché, lo scorso 9 giugno in via Boifava.


Quel giorno, nei vari canali social dei cantanti, tra quelli fake e altri ufficiali, circolavano video in cui si vedeva Touché seduto in macchina, altre volte a terra, in stato quasi confusionale e sanguinante. «Era tutta una cosa mediatica. Abbiamo anche programmato di fare uscire una canzone insieme», dice Simba che ripete quanto già altri degli arrestati hanno raccontato. Lo stesso Touché aveva già detto qualche giorno fa che era tutto finto, versione che però gli inquirenti hanno definito falsa e che sarebbe solo un modo per interrompere le indagini sui due gruppi.


Dalle «umiliazioni» alle stampelle

I dissing tra i due avrebbero avuto inizio lo scorso febbraio. Secondo Simba, Touché aveva postato sui social «provocazioni e messaggi offensivi» vari. «Da lì è iniziato tutto», ha raccontato il trapper all’interrogatorio: offese, «umiliazioni» che alla fine sono sfociate in violente aggressioni e nell’accoltellamento che lo costringe a usare le stampelle. La prima volta che è stato in ospedale in seguito a uno di quegli scontri, si sarebbe anche procurato una pistola «con qualche proiettile dagli zingari per paura di nuove aggressioni», ha raccontato Simba, «ho fatto una grande cavolata, è stata la prima e ultima pistola che ho preso». Già sottoposto a un «intervento all’arteria femorale», dovrà finire ancora sotto i ferri a Monza. Per questo motivo i suoi legali hanno presentato una richiesta di scarcerazione e la concessione dei domiciliari a casa del padre.

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