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Cosa farà +Europa dopo l’addio di Calenda: la riunione per decidere e le accuse al leader di Azione

Dopo lo strappo Bonino ribadisce di non voler rinunciare all’accordo. Oggi il partito si riunirà per la decisione finale

Passata l’incredulità iniziale, Emma Bonino torna, lancia in resta, ad attaccare Carlo Calenda per l’improvvisa rinuncia all’accordo con il Partito Democratico e la coalizione di centrosinistra in vista del 25 settembre. E ribadisce la sua ferma fiducia nei confronti di colui che avrebbe avuto l’onere di compattare attorno a sé frange politiche assai eterogenee, Enrico Letta. «È lui che ha dato l’addio», sottolinea la senatrice di +Europa riferendosi al leader di Azione. «Eravamo insieme fino a sabato e domenica ha deciso di andarsene per conto proprio. Ha mancato alla parola data per ragioni fumose, non convincenti e men che meno dirimenti». E per rimarcare la distanza dal comportamento del collega, ripete di essere «ferma al patto con Letta». Senza rinunciare a notare come il testo dell’accordo con il segretario del Pd sia stato «concluso sulla base di una bozza i cui contenuti erano stati scritti da Calenda». Come a dire, ancora una volta: «Non me lo spiego».


Nel frattempo, il segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova, ha convocato per oggi, 8 agosto, una riunione con i vertici del partito alle 18 per decidere una volta per tutte come procedere. Il duro j’accuse di Bonino a Calenda, sostenuto dal presidente Riccardo Magi a fronte della «valutazione positiva al patto col Pd», ribadita con forza, non lascerebbero presagire inversioni di rotta. Gli europeisti, sostiene Bonino, non sarebbero certo “caduti dalle nuvole” sull’alleanza con la Sinistra: «Era noto a tutti e quindi anche ad Azione», fa notare, che «il segretario del Pd aveva intese anche con Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, Angelo Bonelli dei Verdi e con Luigi Di Maio e Bruno Tabacci. Se per noi Azione/+Europa fossero state indigeribili – prosegue – allora non dovevamo neppure sederci al tavolo. Non è che lo scopriamo
ora o facciamo finta di scoprirlo dopo».


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