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Più piste e città a misura di bici entro il 2026: cosa c’è nel piano generale della mobilità ciclistica in arrivo

I due obiettivi: migliorare il trasporto pubblico e rendere gli spostamenti intermodali

La bicicletta come principale mezzo di trasporto per le città italiane. Meno inquinamento, strade più sicure e presto con centinaia di piste ciclabili in più. È questo l’obiettivo del Piano generale della mobilità ciclistica che il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, ha presentato in un’intervista a Repubblica. Un progetto per il quale è prevista una spesa pari a un miliardo e 154 milioni di euro che si propone di cambiare volto alle strade italiane. Un piano «giustamente ambizioso» secondo Giovannini che sarà finanziato con i fondi già stanziati dai vari decreti a partire dal 2018 ai quali verranno aggiunti 400 milioni di euro previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).


Strade a misura di bicicletta

Gli obiettivi del Piano dalla durata prevista di tre anni sono due: migliorare il trasporto pubblico, «che in alcune città deve fare molti passi in avanti», e rendere gli spostamenti intermodali, cioè «poter andare dal punto A al punto B usando diversi mezzi veloci e sostenibili, dalla metropolitana alla bici elettrica». Per rendere tutto questo possibile, verranno aggiunti 565 km di piste ciclabili nei capoluoghi di provincia e nelle città, ai quali verranno aggiunti altri 1.235 km di ciclovie turistiche.


Proprio le ciclabili sono il primo punto da risolvere il prima possibile, poiché come sottolinea il ministro Giovannini «entro marzo 2023 si potranno indicare altre ciclabili da inserire nella rete nazionale Bicitalia», in modo tale che presto si arriverà «a connettere perfino gli aeroporti». Più bici, meno auto. E quelle che rimarranno nei centri urbani dovranno viaggiare a una velocità inferiore ai 30 km/h. Un modo per abbattere del 45% le vittime causate dagli incidenti stradali, ma che rimane uno dei nodi «difficili da far digerire a chi è abituato alla vecchia idea di mobilità».

Trasporti pubblici e infrastrutture

Non saranno solo le strade a dover cambiare, ma anche le città dovranno modellarsi a misura di bicicletta. Ecco perché un quarto degli spazi all’interno dei treni, degli autobus e dei vagoni della metropolitana sarà dedicato al trasporto delle bici. Inoltre, uffici pubblici, scuole e università, ospedali, stazioni ferroviarie e fermate della metropolitana dovranno garantire degli spazi in cui poter parcheggiare la propria due ruote. Per quanto riguarda le scadenze, il Piano dura fino al 2024 e massimo entro il 2026 dovrà essere completata «la parte da realizzare con i fondi del Pnrr».

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