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Calenda: «Con Meloni al governo non avremmo il fascismo. Avremmo il caos»

La priorità assoluta secondo l’ex ministro dello Sviluppo Economico è «implementare il Pnrr, di cui nessuno più parla, per avere un Paese finalmente moderno»

«La scelta l’ha fatta il Pd», non Azione. É questa la sentenza di Carlo Calenda in un’intervista al Corriere della Sera. Secondo l’ex ministro dello Sviluppo Economico, sarebbe dei dem la responsabilità della rottura. E se la sarebbero assunta «scegliendo alleanze che rendevano impossibile un programma di coalizione. E infatti correranno con quattro programmi diversi: una finta coalizione che non potrebbe mai governare». Calenda, però, non si trova d’accordo con chi sostiene che la fine della breve alleanza con il Partito Democratico avvantaggerà il centrodestra alle elezioni del prossimo 25 settembre. «Il proporzionale – spiega il leader di Azione – conta moltissimo in queste elezioni. E sei noi prendiamo dal 10 per cento al 15 per cento, si può fermare questo gioco della politica contro che ha dilaniato il Paese negli ultimi trent’anni». Calenda spera quindi in un exploit come quello delle elezioni di Roma: «A Roma siamo partiti con i sondaggi al 6 per cento e abbiamo finito al 20. Il nostro risultato servirà ad obbligare questi partiti irresponsabili ad andare avanti con Draghi invece di ricominciare a demolire il lavoro fatto. Non è una corsa contro, è una corsa per il Paese. Per avere un governo con Draghi o comunque che abbia autorevolezza, programmi, concretezza, visione»


«Enormi contraddizioni interne» ai partiti

In campo secondo Calenda, «non ci sono solo due poli. Ce ne sono quattro, guidati da Meloni, Letta, Conte ed io. E, lo chiedo fin da ora, noi quattro dobbiamo poter fare un grande confronto in tv per far capire agli italiani quello che c’è in ballo in queste elezioni, e cosa si propone davvero». L’ex ministro dello sviluppo economico vede nello spettro politico delle «enormi contraddizioni interne» ai partiti, motivo per cui qualunque coalizione andasse al governo non resisterebbe «più di sei mesi». «L’Italia», continua Calenda ribadendo un concetto a lui caro, deve continuare sulla via intrapresa dal Governo Draghi, dalla quale si è deviato «in modo incosciente». La priorità assoluta? «Implementare il Pnrr, di cui nessuno più parla, per avere un Paese finalmente moderno».


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