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Cappato scrive a Draghi: «I piccoli partiti che vogliono presentarsi alle elezioni sono discriminati, bisogna intervenire»

Nel testo si chiede un decreto che «recepisca la piena validità della sottoscrizione con firma digitale per la presentazione delle liste»

Marco Cappato ha scritto una lettera al premier uscente Mario Draghi. L’ha fatto, come si legge nel testo reso pubblico sul sito della lista Referendum e democrazia con Cappato, per «sollevare una questione di massima rilevanza costituzionale». Il riferimento è alla «discriminazione contro i partiti non rappresentati in Parlamento che si vogliano presentare alle elezioni». Un tema sul quale avevano già provato a interloquire con il capo del governo, ma in merito al quale non avrebbero «ricevuto alcuna risposta, nemmeno a fronte di un lungo sciopero della fame da parte di 25 persone che si erano con fiducia a Lei rivolte».


La richiesta

Il nodo da sciogliere riguarda la raccolta di «decine di migliaia di firme» sulle liste già complete di candidati: un compito, a detta dello scrivente, «materialmente impossibile in pochi giorni a cavallo di ferragosto». E non finisce qui: «A chi deve raccogliere le firme è fatto divieto di entrare in una coalizione che includa partiti rappresentati in Parlamento, che chiudono le liste solo a poche ore dal termine essendosi auto-esentati dalla raccolta», prosegue la lettera.


Per questo, la richiesta avanzata «da tre settimane» è la seguente: «L’emanazione di un decreto che recepisca la piena validità della sottoscrizione con firma digitale per la presentazione delle liste, come già accade per la sottoscrizione dei referendum». La firma digitale con SPID non servirebbe a cancellare tout-court la «discriminazione in atto», ma ad attenuare «l’impatto ostruzionistico» contro le nuove liste, spiega ancora il messaggio.

Il rischio di estromissione

Nella parte finale della lettera, Cappato spiega che con la «Lista Referendum e Democrazia» hanno provveduto a predisporre e attivare una piattaforma privata di raccolta firme online, pagando la somma necessaria (oltre 50.000) di tasca loro. Ma potrebbe non bastare: «Lunedì saremo in grado di presentare la Lista certamente almeno in alcune circoscrizioni, ma, in assenza di un atto del Governo, c’è il rischio che la Lista sia estromessa dalle elezioni, pur essendo sostenuta da persone reali attraverso uno strumento riconosciuto dallo Stato per ogni tipo di atto pubblico». Il messaggio si chiude con un appuntamento: «Oggi, sabato 20 agosto, sarò dalle 17 in Presidio sotto Palazzo Chigi per coltivare l’estrema speranza di un Suo cenno di attenzione e di risposta a questo tema, che non riguarda più la “nostra” Lista, ma lo stato di salute della democrazia nel nostro Paese»

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