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I media cinesi contro Gorbaciov: «Immaturo e ingenuo. Putin ha imparato la lezione»

Il Global Times ha letto criticamente la parabola politica dell’ultimo presidente dell’Urss. L’ha definita un avvertimento per la Cina e per gli altri Paesi nelle relazioni con l’Occidente

Mikhail Gorbaciov è una «figura tragica che ha soddisfatto i bisogni di Usa e Occidente senza morale», responsabile di «gravi errori» e «ingenuo» nel valutare la situazione internazionale, che ha provocato «il caos nell’ordine economico interno». Commenta così la scomparsa dell’ultimo leader dell’Urss, Mikhail Gorbaciov, il Global Times, testata controllata dal Partito Comunista cinese. In un lungo articolo, il giornale ripercorre la parabola politica di Gorbaciov, che rappresenterebbe un avvertimento per gli altri Paesi nelle relazioni con l’Occidente. «In una riflessione storica, Gorbaciov è stato ingenuo e immaturo», scrive il quotidiano, perché avrebbe «oscillato tra cercare una via indipendente» e «abbracciare l’Occidente». «Venerare ciecamente il sistema occidentale ha fatto perdere indipendenza all’Unione Sovietica e il popolo russo ha sofferto di instabilità politica e di gravi pressioni economiche, che la Cina ha considerato un grande avvertimento e una lezione da cui trarre esperienza per la propria governance», scrive il ancora il Global Times.


L’articolo, poi, ribadisce la sua tesi citando il direttore dell’Istituto per gli Affari Internazionali dell’Università del Popolo di Pechino, tra i più prestigiosi atenei della capitale, Wang Yiwei. «Gorbaciov è stato ingannato dall’Occidente. In un momento critico non ha potuto salvare l’Unione Sovietica, né il Pcus», spiega l’accademico, sottolineando la differenza di approccio del Partito Comunista cinese, che si fonda sulla leadership del partito e sul principio di indipendenza «piuttosto che sulla ricerca dell’occidentalizzazione come fece l’Urss» guidata da Gorbaciov. Alcuni osservatori cinesi, continua il Global Times, si riferivano spesso all’ex presidente come «colui che si stava rovinando», proprio perché in un momento in cui la parziale democratizzazione da lui imposta aveva scatenato un forte sentimento anti-russo nella maggior parte delle 15 repubbliche sovietiche, invece di salvaguardare gli interessi nazionali si fece dettare la politica estera dall’Occidente, in particolare dagli Stati Uniti, portando a un crollo repentino dell’Unione. Un «dolore duraturo» inflitto alla Russia e una politica da cui «negli ultimi dieci anni il leader russo Vladimir Putin ha imparato la lezione», definendo una via autonoma per Mosca.


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