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La denuncia delle carabiniere: la Difesa chiede ancora alle donne il test di gravidanza per i concorsi

A porre la questione Gina Perotti, segretaria nazionale dell’Unione sindacale italiana carabinieri. La giustificazione dello Stato maggiore: «È a tutela delle donne»

È polemica all’interno dell’Arma dei carabinieri. A chi vuole entrare a farne parte o anche fare semplicemente passaggi di carriera interni viene chiesto di esibire un test di gravidanza. Pena l’esclusione dal concorso. «In modo anacronistico, il ministero della Difesa nei bandi di concorso chiede ancora alle donne il test di gravidanza. Anche per la partecipazione a concorsi interni della durata di poche settimane, considerandolo alla stregua di una malattia invalidante», spiega a la Repubblica Gina Perotti, segretaria nazionale dell’Unione sindacale italiana carabinieri e responsabile del dipartimento Pari opportunità, che ha sollevato la protesta contro l’articolo 9.


L’articolo 9 del concorso

Che recita: «I candidati di sesso femminile dovranno altresì produrre referto del test di gravidanza (mediante analisi su sangue o urine) svolto nei cinque giorni antecedenti la data di presentazione, al fine dello svolgimento in piena sicurezza degli accertamenti psico-fisici». Dallo Stato maggiore della Difesa giustificano la richiesta parlando di una «tutela delle candidate. Per evitare che possano essere penalizzate durante la fase concorsuale che prevede la prova fisica. Tant’è che con il riordino è stata inserita una norma che le rinvia al bando o al corso successivo». Una “prova fisica” che «non è di quelle che si vedono nei film dei marines Usa», spiega a Repubblica una 25enne che ha preferito restare anonima, dopo che è stata esclusa dall’ultimo concorso perché incinta. Una corsa di 100 metri in piano, piegamenti sulle braccia e salto in alto. «Sicura di me, ho fatto il test e ho scoperto invece di essere incinta. Sapendo di essere esclusa, ho pensato se fosse il caso di abortire. Sono pensieri che ti passano per la mente dato il bisogno di lavorare che c’è», racconta.


Il test per tutte

Anche Anita Biondi, carabiniera di 53 anni, nonostante fosse in menopausa e avesse esibito un certificato del ginecologo che attestava la sua infertilità, si è dovuta comunque sottoporre al test per passare da appuntata a brigadiera: «L’ho vissuto con molta difficoltà», confida. «C’è da chiedersi perché in tutti i bandi del ministero della Difesa sia richiesto il test di gravidanza. E in polizia, dove le colleghe andranno a fare le stesse cose, invece no — insiste la sindacalista Perotti —. E anche per quale motivo quando ci mandano a fare missioni di uno o due mesi, come l’antibracconaggio e l’antincendio, non ci richiedano alcun test. Potendo comunque essere incinte. Le donne sono in grado di autotutelarsi, senza che sia nei requisiti di un bando», conclude.

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