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«Usare resti di animali per produrre biocarburanti per gli aerei». La proposta Ue agita l’industria dei mangimi

La misura al vaglio del Parlamento europeo permetterebbe di ridurre le emissioni ma l’industria degli alimenti per animali domestici protesta: «A rischio il cibo per sfamarli»

Resti animali e scarti degli allevamenti per produrre biocarburanti per gli aerei. È la proposta contenuta nella legge ReFuelEU Aviation, che mira a ridurre l’impatto del trasporto aereo sostituendo il cherosene – una miscela di idrocarburi – con altri sostituti meno inquinanti. La proposta al vaglio del Parlamento Europeo contribuirebbe a ridurre le emissioni, ma rischia di danneggiare pesantemente altri settori economici. Su proposta del Parlamento europeo e del Consiglio, la legge sui carburanti dei jet potrebbe essere ampliata per includere la categoria 3, che comprende le parti commestibili di un animale macellato che, per motivi culturali o di scarsa vendita, non vengono mangiate. Questi prodotti, che comprendono per esempio le zampe di gallina, vengono già utilizzati per un altro scopo: produrre cibo per animali domestici, come cani e gatti. Nonostante si tratti di parti poco “nobili” dell’animale, contengono un’alta percentuale di sostanze nutritive, difficili da reperire altrove. Ed è per questo che la proposta di Bruxelles ha già trovato un primo oppositore: l’industria degli alimenti per animali domestici. «Non riteniamo che ingredienti così preziosi per gli alimenti degli animali domestici, in particolare gli animali grassi di categoria 3 che già scarseggiano, debbano essere utilizzati per gli aerei», ha spiegato a Euractiv Rosa Carbonell, presidente di Fediaf, associazione per il commercio degli alimenti per animali domestici. «Prima di fissare un tetto ai carburanti sostenibili, i legislatori dovrebbero valutare l’impatto che questa misura avrebbe sulla capacità di nutrire persone e animali», ha aggiunto Carbonell.


La legge sui biocarburanti

Attraverso la legge ReFuelEU Aviation, l’Ue mira a ridurre l’impatto dei viaggi aerei puntando sui cosiddetti “SAF” (sustainable aviation fuels), vale a dire sui biocarburanti. La proposta di sfruttare scarti selezionati per volare risale in realtà al 2021, quando fu inserita anche nel pacchetto di misure per il clima “Fit for 55“. L’idea originale, però, comprendeva soltanto l’uso di animali delle categorie 1 e 2, che includono parti di animali morti per malattia e che, per legge, non possono finire nei mangimi degli animali domestici. Questa settimana, il Parlamento Europeo ha chiesto di ampliare l’elenco degli scarti da trasformare in carburante, allargandolo anche agli animali di categoria 3. Una soluzione che può essere letta come un incentivo alla riduzione delle emissioni oppure come una corsa ai ripari per sostituire il prima possibile carburanti sempre più costosi. I piani di Bruxelles, comunque, sono chiari: l’obiettivo è che gli aerei siano alimentati dal 2% di biocarburanti entro il 2025 e dall’85% entro il 2050. Un piano ambizioso, che per essere realizzato potrebbe aver bisogno anche di misure come questa.


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