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Atomiche tattiche, mobilitazione o aspettare l’inverno: cosa può fare Putin in Ucraina per cancellare il ritiro

Il presidente della Russia ha tre opzioni per volgere a suo vantaggio i destini della guerra con Kiev. Ma…

Da ieri sera è arrivata la prima risposta di Vladimir Putin alla controffensiva di Kiev. Tutta l’Ucraina è finita sotto un bombardamento che ha colpito le infrastrutture civili, lasciando larghe parti del paese senza elettricità e riscaldamento. Ora le regioni di Kharkiv e Donetsk sono completamente prive di corrente elettrica e la stessa situazione si registra in parte delle regioni di Zaporizhzhia, Dnepropetrovsk e Sumy. E mentre secondo gli 007 di Kiev dicono che il generale Roman Bedinikov, comandante da 15 giorni del distretto occidentale, è stato rimosso dall’incarico (al suo posto Alexander Lapin), lo Zar si trova davanti a un incrocio pericoloso. Di fronte a una disfatta come il ritiro precipitoso del suo esercito Putin ha davanti tre opzioni. Ovvero la mobilitazione generale dell’esercito, l’escalation nucleare oppure l’attesa. Mentre nella tv russa arrivano sempre più critiche che cominciano a sfiorarlo.


La prima opzione

Dell’opzione nucleare si parla ormai da qualche giorno. Evocata dai falchi del Cremlino, che finora hanno ricevuto scarsa attenzione. Ma a Mosca sanno benissimo che finora la differenza la stanno facendo le armi dall’Occidente. Gianluca Di Feo su la Repubblica spiega che lo Zar ha la necessità impellente di risollevare il morale dei suoi uomini. Ormai consapevoli delle disfatte. Ma i missili a lungo raggio che piovono su Kiev sono le ultime scorte, visto che le sanzioni hanno fermato la produzione e l’acquisto. E anche le incursioni dell’aviazione per ostacolare i rifornimenti della Nato sono in declino. Per questo Putin potrebbe decidere di utilizzare le bombe nucleari tattiche. Ovvero le uniche armi di cui attualmente l’Ucraina è sprovvista. Cosa sono le armi nucleari tattiche? Si tratta di ordigni con basso potere distruttivo che possono essere utilizzate sul campo di battaglia. Rispetto a quelle “strategiche” hanno il vantaggio di poter colpire su distanze brevi. Secondo la Bbc la Russia dispone di circa 2 mila di questi ordigni. Possono essere posizionate su vari tipi di missili che vengono normalmente utilizzati per lanciare esplosivi convenzionali. Possono anche essere sparati come proiettili di artiglieria su un campo di battaglia. Sono stati sviluppati anche per aerei e navi: siluri e bombe di profondità per prendere di mira i sottomarini.


Il bluff e le sanzioni

Un ex ufficiale dell’aeronautica francese, oggi impegnato nel monitoraggio del conflitto in uno dei tanti think tank che utilizzano un mix di informatori sul campo e strumenti open source per verificare le informazioni ufficiali diffuse da entrambi gli schieramenti, ha detto all’agenzia di stampa Dire che il rischio è concreto. «Le armi nucleari tattiche sono progettate per essere usate sul campo di battaglia, scatenando delle piccole esplosioni nucleari, comunque altamente radioattive. I russi hanno già minacciato di usarle, e le notizie che arrivano dal campo ci portano a considerare seriamente questa possibilità. Putin non accetterà un’umiliazione di questa portata senza reagire», ha spiegato. L’economista russo Sergei Guriev sostiene invece in un’intervista rilasciata oggi a QN che la minaccia di usarle potrebbe essere un bluff. E punta sull’irrigidimento delle sanzioni per abbreviare il conflitto: «A luglio la Russia ha subìto un enorme deficit di bilancio. 900 miliardi di rubli, cioè l’8% del Pil mensile. Putin può ricattare i Paesi europei con il gas ancora per molti mesi, ma se dovesse trovarsi ad affrontare l’embargo del petrolio, sarebbe molto più in difficoltà. La guerra costa, i soldi gli servono».

La mobilitazione generale

L’altra opzione in mano a Putin è la mobilitazione generale dell’esercito. In questo caso la Russia dovrebbe dichiarare ufficialmente guerra all’Ucraina e schierare il suo esercito di leva. Cambiando prospettiva rispetto alla guerra di volontari e mercenari che ha portato avanti finora. Ma questa scelta avrebbe implicazioni politiche molto importanti. Ovvero cominciare a far fare i conti con la guerra anche a quella parte della popolazione per la quale finora è stata invisibile. In questo caso lo Zar potrebbe trovarsi a dover fronteggiare il malcontento. E questo è un rischio che non si può permettere. Ma l’intervento dell’esercito potrebbe contribuire a rovesciare di nuovo le sorti del conflitto. Perché finora quello ucraino è cinque volte maggiore rispetto al numero di soldati inviati da Mosca. E questo non potrà che facilitare per Kiev la difesa delle zone riconquistate. Oltre che darle la possibilità di spingersi ancora più in là.

Il generale Inverno

La terza opzione invece è affidarsi al Generale Inverno. Ha già sconfitto Napoleone ed Hitler, ma la situazione era diversa. Oggi non ci sono soldati stranieri in territorio russo. Ma Putin può portare alle estreme conseguenze il ricatto sul gas nei confronti dell’Europa. Per aprire crepe nel Vecchio Continente sulla solidarietà a Kiev. E per far saltare il price cap. Il ministro dell’Energia russo Nikolai Shulginov ha definito «impossibile» vendere gas o petrolio ai paesi che stabiliscono tetti sui prezzi delle materie prime. «Sicuramente, non venderemo rimettendoci o sotto costo», ha dichiarato nel corso di un’intervista televisiva. Dichiarazioni allineate a quelle del presidente russo, che mercoledì scorso aveva avvertito che la Russia si considererà esentata dall’obbligo di rispettare i contratti nel caso di decisioni politiche in contrasto con gli obblighi della controparte. Anche senza l’appoggio dell’Europa, però, rimarrebbe quello degli Stati Uniti. E secondo Guriev è una dimostrazione di debolezza: «Con il ricatto del gas prova a distruggere l’unità europee affinché vengano revocate le sanzioni. È la dimostrazione che non ha molte altre opzioni».

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