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Vertice Xi-Putin a Samarcanda, le paure cinesi sull’Ucraina e l’attacco russo agli Usa su Taiwan: cosa si sono detti

È il primo faccia a faccia tra i due presidenti da quando è scoppiata la pandemia

«I tentativi di creare un mondo unipolare» da parte dell‘Occidente «hanno assunto forme assolutamente orribili», ha detto il presidente cinese Xi Jinping a Vladimir Putin nel primo incontro ufficiale fuori dalla Cina da quando è scoppiata la pandemia di Covid. Il leader del Cremlino ha anche detto che comprende «le preoccupazioni della Cina sulla questione ucraina» e che «chiarirà la posizione russa» in merito. Il presidente russo ha quindi menzionato le recenti tensioni tra la Cina e gli Usa riguardo la visita della speaker della Camera dei rappresentanti Usa Nancy Pelosi all’isola di Taiwan, stato indipendente che Pechino considera parte del proprio territorio. La Russia è «fermamente impegnata» nel riconoscimento del principio di una sola Cina e condanna «le provocazioni degli Usa a Taiwan», ha detto Putin a Xi. Dal suo canto, la Cina è pronta a lavorare con la Russia «come tra grandi potenze», ha risposto il leader di Pechino, aggiungendo che la Cina vuole portare «stabilità ed energia positiva in un mondo caotico». I due, assieme ai rispettivi ministri degli esteri Wang Yi e Serghei Lavrov, si sono incontrati a Samarcanda, in Uzbekistan, sede del summit dei Paesi della Sco, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai che raccoglie otto Paesi asiatici: Cina, Russia, Pakistan, India, Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan, e l’Uzbekistan, paese ospitante. L’incontro era stato anticipato dal Wall Street Journal a metà agosto. La notizia ha avuto ampia rilevanza sui media russi, molto meno su quelli cinesi, che hanno parlato del faccia a faccia solo pochi minuti prima del suo inizio. La Sco è una organizzazione intergovernativa per la mutua sicurezza e la cooperazione politica ed economica. Dell’associazione fanno parte il Paese ospitante, così come Cina, Russia, Pakistan, India, Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan.


La telefonata di giugno

I due leader avevano interloquito telefonicamente a metà giugno. Nel corso del colloquio i due avevano rinnovato la promessa di «continuare a sostenersi a vicenda su questioni riguardanti gli interessi fondamentali e le principali preoccupazioni come la sovranità e la sicurezza». In quell’occasione Mosca aveva riferito che le relazioni tra Russia e Cina «hanno raggiunto un livello senza precedenti e migliorano costantemente». Il Cremlino si era anche spinto a dire che Pechino considererebbe legittime le «azioni della Russia per la difesa dei suoi interessi nazionali», un riferimento non troppo velato all’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, dal suo canto, la Cina era stata più cauta nelle dichiarazioni ufficiali sui media statali affermando che affermato che «tutte le parti dovrebbero spingere per una soluzione adeguata della crisi in Ucraina in modo responsabile», e rivendicando la posizione che finora assunta dal gigante asiatico, ovvero, «esprimendo giudizi in modo indipendente e promuovendo attivamente la pace nel mondo e la stabilità dell’ordine economico globale».


La prima visita all’estero di Xi Jinping dal 2020

Xi Jinping ha fatto visita al Kazakistan prima dell’inizio dell’evento. Il Paese confina con la regione dello Xinjiang dove vive la minoranza musulmana degli uiguri il cui trattamento da parte delle autorità cinesi è stato oggetto di violazioni dei diritti umani secondo numerosi report e osservatori internazionali. Il Kazakistan, inoltre, è un importante nodo per lo sviluppo della Belt and Road Initiative, un’iniziativa strategica di Pechino per migliorare i propri legami commerciali con i Paesi dell’Eurasia, soprannominata la «nuova via della seta».

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