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Alluvione delle Marche, ritrovato lo zaino del piccolo Mattia. Il padre: «C’è ancora speranza»

Per la famiglia la notizia è stata «un fulmine a ciel sereno», ma le ricerche continuano: «Torneremo in quell’inferno e lo troveremo vivo»

«Una stilettata, un fulmine a ciel sereno», così Tiziano Luconi ha commentato il ritrovamento dello zaino di suo figlio Mattia, il bambino disperso dal 15 settembre, giorno dell’alluvione nelle Marche. La cartella del piccolo è stata riconosciuta ieri sera dai familiari in un punto a circa 8 chilometri da dove il bambino è scivolato dalle braccia della madre, la 42enne farmacista di Barbara (AN) Silvia Mereu. La posizione, però, non è indicativa di dove potrebbe trovarsi Mattia, informano le autorità. «La speranza non la lascio mai – ha detto il padre del piccolo -. Anche se oggi il tempo non è dei migliori, spero di ritrovarlo magari svenuto, nascosto perché si è impaurito ed è fuggito da qualche parte. Io continuerò sempre, tornerò in quell’inferno ma lo trovo vivo».


Il racconto della madre

Nel frattempo, non si fermano le ricerche, nelle quali viene impiegato anche un termoscanner, a partire dalla strada tra Ripalta di Arcevia (AN) e Castellone di Suasa (AN) dove l’onda marrone ha travolto l’auto di Mereu. I due si erano messi in viaggio da Barbara, dove Mereu lavora, fino a San Lorenzo in Campo, dove hanno casa. Dal racconto della madre, si apprende che nel paese di partenza non stava piovendo. Ad un certo punto, però dopo che i due avevano percorso «meno di una decina di chilometri» il mezzo è stato investito dall’acqua torbida e dai detriti. Mattia, autistico, una volta slacciata la cintura e uscito dall’auto tra le braccia della madre si è trovato nel mare di detriti. «L’ho visto aggrappato a un tronco. Io provavo a raggiungerlo, gli urlavo “La mamma è qua, amore”. Mi aggrappavo a rami, rocce, e poi sono salita su un albero» – ha raccontato Mereu – «ma da lì non l’ho visto più. C’era solo il nero attorno a me».


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