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Gli oppositori telefonano ai figli degli uomini di Putin fingendo di convocarli al fronte. Peskov junior: «Io nell’elenco? Risolverò ad altri livelli» – Il video

Nikolay Peskov, figlio del portavoce del presidente russo, nega di aver dato il proprio consenso ad arruolarsi come volontario. Anche il figlio del primo ministro Mishustin si nega

È caos in Russia dopo l’annuncio del presidente russo Vladimir Putin, che ha dato il via alla mobilitazione militare parziale, ossia una leva che porterà sul campo di battaglia altri 300 mila soldati e riguarderà i “cittadini riservisti” o che hanno già esperienza nelle forze armate. Il traffico aereo è andato in tilt, altri uomini – quelli provvisti di un visto Shengensi sono diretti in massa verso la Finlandia con la speranza di riuscire ad attraversare il confine, mentre molti cittadini sono scesi in piazza per protestare. Ma la mobilitazione militare è valida davvero per tutti i riservisti o uomini con pregressa esperienza nelle forze armate russe? A giudicare dalle telefonate fatte da Dmitry Nizovtsev, membro della ong Anti-corruption Foundation fondata dall’oppositore politico del Cremlino Alexei Navalny, sembrerebbe di no. Nizovtsev si è finto un impiegato dell’ufficio militare di registrazione e arruolamento e ha chiamato alcuni figli dei funzionari e deputati più vicini a Vladimir Putin per convocarli per le visite mediche da svolgersi prima di essere inseriti tra i 300mila uomini chiamati dal presidente russo per difendere il Paese e per garantire un «corretto svolgimento» dei referendum di annessione che si terranno nelle repubbliche popolari di Donestk e Lugansk e nelle regioni di Cherson e Zaporizhzhia.


La “chiamata” al figlio del portavoce di Putin

Tra le persone chiamate da Nizovtsev c’è anche Nikolay Peskov, figlio del portavoce di Putin, Dmitry Peskov. Durante la telefonata in cui si chiedeva al giovane, classe 1990, di presentarsi alle visite mediche di rito, il figlio di Peskov ha risposto che non si sarebbe presentato perché «sa, sono il signor Peskov e non è del tutto corretto per me essere incluso (nella chiamata alla mobilitazione, ndr). In qualsiasi caso, a breve, risolverò la questione a un livello diverso». Nel corso della conversazione, Peskov Jr. ha poi aggiunto di non aver dato il suo consenso ad arruolarsi come volontario: «Ho bisogno di capire in generale cosa sta succedendo e quali diritti ho». «Non ho problemi a difendere la mia patria – ha proseguito Peskov Jr. -, ma ho bisogno di capire la ragione del mio essere chiamato: farò quello che mi verrà detto. Se Vladimir Putin dice che devo andarci, ci andrò. Ma non dovrei essere presente nella lista». Il figlio del portavoce di Putin, in passato ha prestato il proprio servizio nelle RVSN RF, le Forze missilistiche strategiche della Federazione Russa, un corpo militare indipendente dalle Forze armate di Mosca e specializzate nell’impiego di sistemi d’arma nucleari. Ma Peskov Jr. non è stato l’unico a essere contattato. Nizovtsev ha telefonato anche ad Alexei Mishustin, figlio del primo ministro Mikhail Mishustin, che ha risposto «di non avere ancora intenzione di presentarsi al fronte». Insomma, mobilitazione sì, ma per i “figli di” forse no.


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