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Come funziona la propaganda russa in Ucraina tra bombardamenti, bambini spariti e tombe improvvisate

Il racconto dei residenti ucraini delle settimane trascorse sotto il dominio di Mosca attraverso i giornali distribuiti per la propaganda

Quando cellulari e internet non funzionano, la propaganda torna a essere stampata sui giornali. Ne è una prova quanto successo a Izjum, nel nord-est dell’Ucraina. La città era stata occupata dalle forze russe lo scorso marzo. Nelle settimane seguenti avevano instaurato un’autorità fantoccio che potesse guidare la popolazione verso il referendum che ne avrebbe giustificato l’annessione. Izjum, però, è stata riconquistata a inizio settembre dai soldati ucraini. E nei giorni seguenti sono stati ricostruiti quelle settimane in cui a comandare era Mosca. Un residente ha raccolto alcune copie di giornali stampati dai russi e le ha inviate al Washington Post. Ha raccontato di averli conservati «per la storia». Per testimoniare come nonostante i bombardamenti, i saccheggi e la gente che lottava per sopravvivere, le autorità insediate promuovevano una narrazione di normalità e unità. Oltre a racconti in completa contraddizione degli scontri militari. I giornali inviati sono due: The Izjum Telegraph e Kharkiv Z. Il primo si occupava di presentare la ricostruzione operata dai soldati russi nelle zone distrutte da Kiev. Il secondo usava toni ben più aggressivi, simili agli organi di propaganda di Mosca.


In entrambi i casi, si ricorreva spesso al linguaggio tipico della Seconda guerra Mondiale. La differenza, però, è che con «forze alleate» si riferivano alle truppe sostenute dalla Russia e provenienti dalle Repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk. Mentre «fascisti» e «nazisti» erano gli ucraini. Paragoni tra battaglie nel Donbass e altre del secondo conflitto mondiale erano all’ordine del giorno. Come nel numero di aprile di Kharkiv Z nel quale si ricordava lo scontro di Kursk nel 1943 tra Unione Sovietica e Germania nazista. In cui «le forze delle Repubbliche Popolari e della Russia sono i loro liberatori». Alcuni dei residenti di Izjum, poi, hanno raccontato che quella carta che gli veniva consegnata dalle autorità occupanti spesso nemmeno la riconoscevano come giornale. Ma la usavano come combustibile per cucinare o per coprirsi. In pochi, quindi, hanno potuto leggere il numero del 25 maggio di The Izjum Telegraph in cui si parlava del nuovo sindaco russo Vladislav Sokoliv che accusava l’Ucraina di voler «distruggere completamente i nostri territori, rovinare le infrastrutture ed eliminare le persone». Non solo, Sokoliv il giorno dopo dichiarò anche che il russo sarebbe diventato lingua ufficiale della città.


Scuole e campi estivi

Poi ancora altri dettagli per raccontare che tutto fosse normale, come le scuole di musica che avrebbero riaperto dal 1° settembre perché le truppe russe «le hanno salvate dai ladri». O ancora l’apertura delle iscrizioni a un campo estivo in Russia. Con accanto la notizia che riportava il ritrovamento di 47 corpi in un edificio residenziale danneggiato. In altri numeri, si legge come circa 200 bambini sono partiti lo scorso 27 agosto dalla regione di Kharkiv per dei campi pubblicizzati dai giornali russi e che non sono ancora tornati. Bloccati, si legge, dall’improvviso cambiamento del controllo territoriale.

Attenzione ai sabotatori ucraini

Poi ancora il racconto della lenta avanzata russa perché le truppe erano intente a proteggere la vita dei civili. Ma che comunque avevano già conquistato l’equivalente di «cinque Crimee, il 20% dell’intera Ucraina». Spesso si avvertivano i residenti di Izjum circa presunti sabotatori fedeli all’Ucraina: «Fate attenzione. Non dite nulla su distruzioni o riguardo le faccende militari per telefono», si leggeva nel giornale. Oppure si consigliava di spegnere la luce di notte. E di informare i funzionari circa tombe «fatte in luoghi inappropriati». Le pubblicazioni di Orizzonti di Izjum ripresero solo il 16 settembre, pochi giorni dopo che le forze ucraine avevano riconquistato la città. In alcuni articoli si parlava di questa propaganda russa, di un presunto collaborazionista e del sindaco nominato dai russi che avrebbe rivelato l’identità di chi faceva parte delle unità di difesa territoriale ucraine.

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