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Usa, l’avviso degli scienziati: «A rischio la tutela della fertilità per gli adolescenti malati di cancro»

Secondo uno studio dell’American Cancer Society la sentenza federale sull’aborto potrebbe portare a restrizioni sui test genetici, sulla conservazione e sullo smaltimento degli embrioni

Continua ad avere effetti ad ampio raggio la decisione della Corte suprema americana che a giugno ha ribaltato la sentenza sul diritto federale all’aborto. Dopo le restrizioni sulla vendita di pillole del giorno dopo annunciate da Amazon, a denunciare l’impatto della sentenza arriva Jama Oncology, la squadra di ricercatori dell’American Cancer Society e dei National Institutes of Health. A riferirlo è l’agenzia Ansa. L’abolizione del diritto federale all’aborto potrebbe avere effetto sulla possibilità di accedere agli interventi mirati a preservare la fertilità nei giovani malati di cancro. Secondo gli studiosi ogni anno sono circa 21 mila le giovani donne e 11 mila gli uomini che vivono in Stati con leggi restrittive e che potrebbero vedersi negata la possibilità di preservare la fertilità.


A rischio un 1 adolescente su 4 che necessita di cure

Per adolescenti e giovani adulti con tumori, la sentenza «potrebbe interferire con la conservazione della fertilità, che rappresenta una componente essenziale della cura del cancro», spiegano gli scienziati. Il divieto all’aborto «potrebbe comportare l’introduzione di restrizioni sui test genetici, sulla conservazione e sullo smaltimento degli embrioni, compresi quelli creati in vitro». E tale problematica non è circoscritta a una piccola parte della popolazione con malattie rare, ma riguarda circa un quarto degli 85 mila adolescenti che ogni anno necessitano di interventi per la conservazione della fertilità a seguito di una diagnosi di cancro. I ricercatori hanno effettuato l’analisi su oltre 120mila giovani pazienti di età tra i 15 e 44 anni ed è risultato che sono circa 32 mila le persone che ogni anno, hanno bisogno di preservare la fertilità. Di questi 11.174 sono maschi e 20.834 femmine.


«La soluzione? Il trasferimento in un altro Stato»

L’unica soluzione sarebbe quindi «trasferire i gameti fuori dal proprio Stato e fare la fecondazione in uno Stato meno restrittivo», dicono i ricercatori che, però, al tempo stesso riconoscono come sia un approccio limitato. «Creerebbe – precisano – nuove barriere per i pazienti che risiedono in Stati con restrizioni e potrebbe ampliare le disparità geografiche e socioeconomiche nell’accesso alle cure per la fertilità». In un’altra ricerca passata, sempre di Jama Oncology, veniva messo in evidenza come anche le donne incinte e con una diagnosi di cancro fossero a rischio a causa delle implicazioni della decisione della Corte Suprema.

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