Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Fabrizio Corona assolto dall’accusa di evasione fiscale per i milioni in contanti nascosti nel controsoffitto

Il giudice del tribunale di Milano ha stabilito che «il fatto non sussiste» per il caso delle banconote scoperte nell’appartamento di un’ex collaboratrice del paparazzo e in alcune cassette di sicurezza in Austria nel 2016

Assoluzione per Fabrizio Corona. L’ex “re dei paparazzi”, imputato in nuovo processo a Milano per la famosa vicenda dei 2,6 milioni di euro in contanti trovati nel 2016 in parte in un controsoffitto dell’amica e collaboratrice Francesca Persi e in parte in cassette di sicurezza in Austria, è stato assolto perché «il fatto non sussiste». Nel 2019 la Corte di Cassazione lo aveva condannato in via definitiva a sei mesi per illecito fiscale a causa del mancato pagamento di una cartella esattoriale, sempre in un procedimento nato dal ritrovamento della somma ma sganciato dalle imputazioni principali. Nel processo appena concluso l’accusa era invece quella di «omessa dichiarazione dei redditi», ossia di non aver pagato le tasse su quelle banconote. Lo stesso pm, Maurizio Ascione, aveva chiesto l’assoluzione per l’ex agente fotografico, mentre il suo legale, l’avvocato Ivano Chiesa, aveva depositato al giudice della prima penale, Andrea Ghinetti, una serie di documenti per dimostrare che su quei soldi c’era già stato, all’epoca, «l’adempimento del debito tributario da parte di Atena», società e agenzia pubblicitaria dello stesso Corona a cui, dopo il sequestro, venne restituita tutta la somma.


Nel procedimento si contestava, tuttavia, che quella società fosse «mero schermo» dell’attività imprenditoriale di Corona e a lui come persona fisica veniva imputato di non aver versato le imposte e di aver evaso il Fisco negli anni 2014, 2015 e 2016. Le sentenze definitive, ha fatto notare sempre il legale, hanno assolto l’ex fotografo dei vip dalle accuse principali, tra cui l’intestazione fittizia di beni per quei 2,6 milioni di euro, stabilendo anche che «non esisteva alcuna schermatura societaria». «È sempre la stessa minestra che veniva girata e rigirata, non si sa perché quattro anni dopo si sono svegliati dicendo che non aveva pagato le tasse come persona fisica, quando le tasse le aveva già pagate la società», ha commentato così l’avvocata Cristina Morrone, altra legale di Corona. «Siamo contenti perché ogni tanto le cose vanno come devono andare, quando gli elementi sono a favore dell’imputato: Corona non doveva pagare come persone fisica e noi lo abbiamo dimostrato coi documenti e coi testimoni». E ancora: «Dire che ce l’aspettavamo è una parola grossa, questo è quello che speravamo ovviamente, perché l’accusa era priva di fondamento».


Continua a leggere su Open

Leggi anche: