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Ue, Gentiloni e Breton: «Serve un nuovo SURE contro la crisi energetica» – Che cos’è e come funziona

Per i commissari Ue il meccanismo di sostegno comunitario deve ispirarsi alla misura temporanea, utilizzata durante il Covid, per attenuare i rischi di disoccupazione

Uno strumento comune europeo per affrontare la crisi energetica. È la proposta, pubblicata in una lettera, indirizzata al Corriere della Sera, dei commissari Ue per l’Economia e il Mercato interno, Paolo Gentiloni e Thierry Breton. Per i commissari spetta all’Unione europea «stabilire collettivamente – come durante la crisi di Covid – meccanismi di sostegno equi che mantengano l’integrità e l’unità del mercato interno, proteggano tutte le imprese e i cittadini europei». Quello che propongono, per uscire da questa crisi e aiutare famiglie e imprese europee, è l’utilizzo di un meccanismo «ispirato a SURE», che riesca ad aprire la strada verso la fornitura di «beni pubblici europei nei settori dell’energia e della sicurezza». Mentre sul pacchetto tedesco da 200 miliardi, Gentiloni e Breton affermano che da una parte «risponde alla necessità di sostenere l’economia», ma dall’altra, pone «degli interrogativi». 


Che cos’è SURE?

Si tratta di uno strumento europeo temporaneo – adottato dal Consiglio Ue il 19 maggio 2020 – allo scopo di attenuare i rischi di disoccupazione in emergenza. Il Support to mitigate unemployment risks in emergency era stato attivato, infatti, a seguito della pandemia da Covid-19. Lo strumento consentiva all’Ue di concedere ai Paesi un prestito finanziario per un importo fino a 100 miliardi di euro – ottenuti tramite garanzie da parte degli Stati membri – che avrebbero aiutato i Paesi stessi ad affrontare gli aumenti della spesa pubblica per il mantenimento dell’occupazione. Il sussidio europeo, dunque, era stato introdotto per proteggere i posti di lavoro e i lavoratori che hanno risentito della pandemia da Coronavirus, permettendo – in sintesi – la riduzione temporanea dell’orario di lavoro nelle aziende private. L’idea alla base è che, riducendo l’orario di lavoro, le aziende non erano obbligate a licenziare i propri lavoratori, potendo fruire di un aiuto statale per pagare i salari. Il Consiglio Ue, il 25 settembre 2020, ha concesso all’Italia, un sostegno finanziario pari a 27,4 miliardi di euro.


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