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Ue, Gentiloni e Breton: «Serve un nuovo SURE contro la crisi energetica» – Che cos’è e come funziona

03 Ottobre 2022 - 21:39 Redazione
epa10211003 European Commissioner in charge of the Economy Paolo Gentiloni (L) and European Commissioner in charge of Internal Market Thierry Breton (R) at the start of the European Commission weekly college meeting, in Brussels, Belgium, 28 September 2022. The College of Commissioners will discuss a proposal to impose a cap on gas purchases and imports ahead of the EU energy ministers meeting on 30 September.  EPA/OLIVIER HOSLET
Per i commissari Ue il meccanismo di sostegno comunitario deve ispirarsi alla misura temporanea, utilizzata durante il Covid, per attenuare i rischi di disoccupazione
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Uno strumento comune europeo per affrontare la crisi energetica. È la proposta, pubblicata in una lettera, indirizzata al Corriere della Sera, dei commissari Ue per l’Economia e il Mercato interno, Paolo Gentiloni e Thierry Breton. Per i commissari spetta all’Unione europea «stabilire collettivamente – come durante la crisi di Covid – meccanismi di sostegno equi che mantengano l’integrità e l’unità del mercato interno, proteggano tutte le imprese e i cittadini europei». Quello che propongono, per uscire da questa crisi e aiutare famiglie e imprese europee, è l’utilizzo di un meccanismo «ispirato a SURE», che riesca ad aprire la strada verso la fornitura di «beni pubblici europei nei settori dell’energia e della sicurezza». Mentre sul pacchetto tedesco da 200 miliardi, Gentiloni e Breton affermano che da una parte «risponde alla necessità di sostenere l’economia», ma dall’altra, pone «degli interrogativi». 

Che cos’è SURE?

Si tratta di uno strumento europeo temporaneo – adottato dal Consiglio Ue il 19 maggio 2020 – allo scopo di attenuare i rischi di disoccupazione in emergenza. Il Support to mitigate unemployment risks in emergency era stato attivato, infatti, a seguito della pandemia da Covid-19. Lo strumento consentiva all’Ue di concedere ai Paesi un prestito finanziario per un importo fino a 100 miliardi di euro – ottenuti tramite garanzie da parte degli Stati membri – che avrebbero aiutato i Paesi stessi ad affrontare gli aumenti della spesa pubblica per il mantenimento dell’occupazione. Il sussidio europeo, dunque, era stato introdotto per proteggere i posti di lavoro e i lavoratori che hanno risentito della pandemia da Coronavirus, permettendo – in sintesi – la riduzione temporanea dell’orario di lavoro nelle aziende private. L’idea alla base è che, riducendo l’orario di lavoro, le aziende non erano obbligate a licenziare i propri lavoratori, potendo fruire di un aiuto statale per pagare i salari. Il Consiglio Ue, il 25 settembre 2020, ha concesso all’Italia, un sostegno finanziario pari a 27,4 miliardi di euro.

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