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Iran, le confessioni estorte ai parenti di Nika Shakarami: «È morta cadendo da un palazzo». E spuntano anche due “spie francesi”

La giovane di 17 anni era sparita dopo aver partecipato a una protesta contro l’uccisione di Mahsa Amini

Assieme a quello di Mahsa Amini, il nome di Nika Sharakami è diventato il simbolo delle proteste in corso in Iran per i diritti civili. Il video che la ritrae cantare una canzone tratta dal film Soltan Ghalbha è diventato virale, ed è stato registrato poco prima che si perdessero le sue tracce dopo una manifestazione del 20 settembre. Il suo corpo è stato ritrovato privo di vita in un obitorio di un centro di detenzione a Teheran. Suo zio Mohsen, in diretta sulla tv di Stato iraniana, secondo quanto riporta oggi Repubblica ha criticato le manifestazioni di piazza che stanno infiammando il Paese negli ultimi giorni. Ma la “confessione” assumerebbe in realtà i contorni di una “estorsione” se si tiene conto della voce fuori campo, udibile mentre lo incalza a parlare e lo insulta.


Le versioni contrastanti

Anche la zia di Nika, Atesh, è apparsa in tv lo scorso mercoledì. «Nika è morta cadendo da un palazzo», ha affermato, giustificando così le lesioni profonde sul volto, il naso sfondato e il cranio deformato con il quale il corpo della ragazza è stato ritrovato. Una fonte vicino la famiglia ha confessato alla Bbc in lingua farsi che le dichiarazioni sopracitate sarebbero state forzate da interrogatori e minacce. Entrambi gli zii, infatti, erano stati arrestati dopo che avevano parlato con la stampa. Una coercizione alla quale sembra tuttavia resistere Nasrin, la madre della 17enne: ha raccontato le pressioni delle autorità per confermare la versione del governo in un video messaggio inviato all’emittente radio Farda. «Falsità», ha affermato Nasrin, che appare in video senza velo. Quello che realmente è successo, a lei appare chiaro: Nika è stata uccisa da agenti di sicurezza. A provare questa versione, esisterebbe anche un messaggio. Durante la manifestazione in memoria della 22enne morta dopo essere stata arrestata dalla polizia morale perché non portava il velo in modo corretto, infatti, Shakarami aveva scritto a una sua amica, spiegandole di essere stata inseguita dalle forze di sicurezza. Il medico legale che ha certificato la morte della giovane, inoltre, ha scritto di «diversi colpi sferrati con un oggetto contundente» sulla sua testa.


«Siamo spie francesi»

Non sono le uniche “confessioni” a cui è stato dato recentemente risalto nei media iraniani. Ieri l’agenzia di stampa statale Irna ha dato infatti voce a Cecile Kohler e il suo compagno Chuck Paris, cittadini francesi, entrambi arrestati a maggio. La prima avrebbe ammesso di essere un’«agente dell’intelligence operativa del servizio di sicurezza estero francese», mentre il suo compagno approfondisce gli “obiettivi” della loro presunta missione «nel servizio di sicurezza estero francese: mettere pressione sul governo dell’Iran». Una narrazione che rafforza la retorica comoda al presidente Raisi e la Guida Suprema Khamenei. Ovvero quella secondo cui le proteste che stanno scuotendo la Nazione sono semplicemente frutto di disordini fomentati dall’esterno. Il ministro degli Esteri francesi ha manifestato la sua indignazione, denunciando il «disprezzo per la dignità umana da parte delle autorità iraniane» e chiedendo l’immediato rilascio dei due «ostaggi di Stato».

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