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Alessia Piperno e la minaccia velata dell’Iran: «I cittadini stranieri devono rispettare le nostre leggi»

Ancora nessuna notizia sulla 30enne romana arrestata il 28 settembre. Potrebbe essersi ritrovata in mezzo alle proteste e per questo arrestata

Alberto Piperno, il padre di Alessia, la travel blogger romana di 30 anni arrestata il 28 settembre a Teheran, è convinto che sua figlia non abbia partecipato alle proteste che infiammano l’Iran da settimane, eventualità che avrebbe potuto causare il suo fermo. «Si teneva distante dalla rivolta antigovernativa. Non credo che vi abbia partecipato. Di più non voglio e non saprei dire. Credo che in questa fase sia meglio aspettare. Rimaniamo a stretto contatto con la Farnesina», si limita a dire il padre. Che ricorda nitidamente l’ultima telefonata con la figlia, proprio quella mattina del 28 settembre, giorno del suo 30esimo compleanno: «Ci siamo sentiti al telefono per gli auguri e mi ha detto che la sera avrebbe festeggiato lontano dalla zona dove c’erano le manifestazioni di protesta». Dopo, più nessuna notizia. Ieri, 10 ottobre, le prime dichiarazioni del governo iraniano riconducibili all’arresto di Piperno, con tutta probabilità detenuta nel carcere di Evin, tristemente conosciuto per la sua brutalità.


L’ammonimento di Teheran

«I cittadini stranieri che si trovano in Iran per turismo o per affari devono rispettare le leggi del Paese. Le indagini continuano e le rispettive ambasciate e i cittadini stranieri vengono a sapere degli ultimi sviluppi. L’Iran è un Paese sicuro per tutti i viaggiatori stranieri, sia per turismo, sia per affari, non si vuole disturbare nessuno. Ma devono rispettare le nostre regole», è stato l’ammonimento di Nasser Kanaani, portavoce del ministero degli Esteri. Solo il giorno in cui è stata fermata Alessia Piperno, sono finiti nel carcere di massima sicurezza di Evin altri otto europei. E il funzionario ha sottolineato che alcuni cittadini stranieri arrestati durante i disordini nelle ultime settimane «sono stati rilasciati» dopo che è stata dimostrata la loro «non interferenza». Mentre per gli altri «sono in corso provvedimenti legali e indagini». Sorge il dubbio che prima dell’arresto la 30enne si possa essere trovata coinvolta, suo malgrado, in qualche manifestazione estemporanea di protesta. Non è inverosimile secondo la nostra intelligence, che ha verificato che sono tanti, anche di piccola entità, i focolai del dissenso nella capitale. La Farnesina, intanto, prosegue la sua attività diplomatica e a breve potrebbe esserci una visita consolare in carcere per incontrare la ragazza.


L’ostilità verso l’Occidente

Le violente proteste in corso e l’ostilità del Paese nei confronti dell’Occidente non facilitano in ogni caso la situazione. Nella stessa occasione, ieri Kanaani ha alzato la voce contro i Paesi europei, che «permettono di attaccare le ambasciate iraniane nei loro Paesi a coloro che hanno un passato terroristico e ricercano violenza». Poi li ha accusati di avere «doppi standard sui diritti umani» per avere criticato la dura repressione attuata dalle forze di sicurezza iraniane contro le manifestazioni antigovernative scatenate dalla morte di Mahsa Amini, che ormai vanno avanti quotidianamente da quasi un mese. Finora, secondo l’ong Iran human rights (Ihr) con sede a Oslo, sono almeno 185 le persone uccise negli scontri con la polizia e le forze di sicurezza. Tra loro, 19 bambini.

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