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Bombardamenti in Ucraina, lo stop della Cina: «Ora dialogo». L’Onu: «Possibili crimini di guerra»

Il Cremlino incassa la presa di distanza anche da parte di Pechino

Alleata riluttante del Cremlino, la Cina oggi prende ufficialmente le distanze dall’escalation militare in Ucraina. Da Pechino, infatti, arriva la «preoccupazione» per i nuovi sviluppi e in particolare per i bombardamenti sulle città che avrebbero ucciso almeno 19 persone: «Siamo preoccupati per l’evoluzione della situazione e invitiamo le parti interessate a risolvere adeguatamente le divergenze con il dialogo e le consultazioni», ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning. Pechino, è la linea espressa da Mao Ning, «è disposta a collaborare con la comunità internazionale per continuare a svolgere un ruolo costruttivo nell’allentamento delle tensioni». Anche l’Onu, in linea con la presa di posizione già avviata giorni fa con l’apertura di una indagine sulla repressione dell’opposizione in Russia, ha fatto sapere che i bombardamenti sulle città di ieri “potrebbero aver violato” il diritto internazionale in materia di guerra.


Draghi: «Questi attacchi aggravano le responsabilità di Mosca»

In vista del vertice G7 di oggi, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha avuto una nuova conversazione telefonica con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il colloquio, fa sapere Palazzo Chigi, «si è incentrato sugli ultimi, gravi sviluppi della situazione sul terreno con particolare riguardo agli attacchi missilistici condotti dalle Forze russe contro Kiev ed altre città ucraine». Nel corso della telefonata, Draghi ha condannato «l’inaccettabilità di questi attacchi brutali, che aggravano ulteriormente le responsabilità russe», e ha confermato la vicinanza dell’Italia alle autorità e alla popolazione ucraine. Immediata la risposta di Zelensky, che ha ringraziato il premier italiano per il «suo sostegno costante e forte», anche in vista del G7 straordinario convocato per oggi.


L’Estonia: «Putin è un pericolo per la pace nel mondo»

Dopo l’escalation militare degli ultimi giorni, il parlamento dell’Estonia ha deciso di discutere una mozione per dichiarare la Russia uno «Stato terrorista». Il documento sarà votato oggi dai parlamentari e, se approvato, impegnerà il governo di Vilnius a condannare la «vergognosa aggressione» della Russia ai danni dell’Ucraina e a non riconoscere i «referendum farsa» del Donbass. «Il regime di Putin, con le sue minacce di ricorso all’arma nucleare, ha trasformato la Russia nel più grande pericolo alla pace tanto in Europa che nel mondo intero», si legge nella mozione

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