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Dal Mossad informazioni su 400 droni iraniani, Zelensky ringrazia Israele: «I nostri rapporti migliorano»

Anche gli Stati Uniti giocano un ruolo chiave nei rapporti tra Israele e Kiev. Il presidente israeliano avrebbe portato le prove dell’utilizzo di droni iraniani in Ucraina a Joe Biden

Dopo la dichiarazione da parte di un funzionario ucraino al New York Times sul fatto che Israele avrebbe fornito a Kiev «informazioni di intelligence utili per colpire i droni iraniani» usati da Mosca, ora il presidente Volodymyr Zelensky ha confermato «l’inizio di una cooperazione» proprio con lo stato di Israele. Cooperazione – che secondo il capo di Stato ucraino – è cominciata con un «trend positivo», relativo allo scambio di informazioni tra i due Paesi su circa 400 droni utilizzati da Mosca nel Paese in guerra. Le relazioni tra gli Stati, sembrano così essere arrivate un punto di svolta, nonostante la posizione – per un certo senso – neutrale di Israele dall’inizio dell’invasione russa, il 24 febbraio scorso. Da qualche settimana, infatti, le cose sembrano andare verso un’altra direzione: complice, da una parte, la richiesta del presidente ucraino a Israele di un maggiore sostegno a Kiev e dall’altra, l’appoggio dell’Iran – nemico numero uno di Israele – alla Russia, in particolare per quanto riguarda la fornitura di droni a Mosca. Questi due elementi hanno, in qualche modo, spinto il governo israeliano a cooperare con Kiev. Come ha affermato Zelensky in una conferenza stampa dopo l’incontro con il presidente della Repubblica di Guinea-Bissau, Oumar Sissou Embalo, «Dopo una lunga pausa, vedo che andiamo avanti» nella cooperazione con il governo israeliano. 


L’incontro tra Joe Biden e il presidente israeliano

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha ricevuto oggi – mercoledì, 26 ottobre – il suo omologo israeliano, Isaac Herzog, alla Casa Bianca. Sul tavolo: la questione ucraina e il possibile superamento della neutralità di Israele nel conflitto, dopo il rafforzamento del sostegno da parte dell’Iran a Mosca. Secondo i media Usa, Herzog avrebbe portato nello studio Ovale, le prove dell’utilizzo di droni iraniani in Ucraina. Tra queste, le foto di droni esplosivi preparati per il lancio in un’esercitazione militare in Iran nel dicembre del 2021, comparate alle immagini dello stesso drone, abbattuto durante i combattimenti in Ucraina. «Nonostante le negazioni e i tentativi di Teheran di oscurare le origini iraniane dei droni aggiungendo insegne russe, le foto mostrano che gli stabilizzatori dei droni sono identici nella loro struttura, dimensioni e numerazione», aveva spiegato l’ufficio stampa del governo israeliano. L’Iran è, infatti, il nemico numero uno di Israele e il presidente Zelensky, nei giorni scorsi ha accusato il governo israeliano di essere – in un certo senso – complice nella vendita di droni iraniani a Mosca, affermando che questa vendita non sarebbe avvenuta «se Israele non avesse scelto di restare neutrale nel conflitto».


Cosa c’entrano le elezioni in Israele e la Siria nei rapporti con l’Ucraina

Dall’invasione russa all’Ucraina di febbraio scorso, Israele ha offerto assistenza umanitaria all’Ucraina, ma si è trattenuto dal fornire equipaggiamento militare al Paese. Il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz aveva, infatti, affermato – ieri, martedì 26 ottobre – che Israele avrebbe continuato a sostenere l’Ucraina «attraverso la consegna di aiuti umanitari e attrezzature di difesa salvavita». Questo perché, fornire armi all’Ucraina potrebbe rompere definitivamente i rapporti – minimi – tra Israele e Mosca che sono troppo importanti per quanto riguarda la Siria. La Russia, infatti, controlla lo spazio aereo siriano, dove Israele conduce attacchi missilistici contro gli armamenti che l’Iran trasferisce verso Hezbollah in Libano. E la Russia, che condivide un confine in quelle terre con Israele, – per certi versi – chiude un occhio e lascia una certa libertà di manovra al governo israeliano. Ma non solo. Anche le elezioni politiche del primo novembre potrebbero cambiare gli schieramenti in gioco: se dovesse tornare Benjamin Netanyahu, che ha un saldo rapporto personale con Vladimir Putin, sarebbe più probabile il ritorno a una relazione più stretta con Mosca

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