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L’Iran accusa di spionaggio le giornaliste che hanno denunciato per prime la morte di Mahsa Amini: «Sono della Cia»

Secondo una dichiarazione del ministero dell’intelligence iraniano anche le proteste sarebbero «un’operazione pianificata dalla Cia e da altre agenzie occidentali»

Le due giornaliste che sono state determinanti nel portare alla luce la morte di Mahsa Amini, la 22enne uccisa sotto custodia della polizia morale dopo esser stata fermata perché non indossava correttamente il velo, sono state accusate dal governo iraniano di essere agenti della Cia. Si tratta di Niloofar Hamedi ed Elahe Mohammadi, entrambe arrestate poco dopo aver dato la notizia dell’uccisione della giovane e che – secondo quanto riferisce il Guardian – si trovano nel carcere di Evin. L’accusa è trapelata in una dichiarazione congiunta rilasciata dal ministero dell’intelligence iraniano e dai servizi di Teheran. Nel documento viene fatto riferimento alle due giornaliste con gli acronimi NH ed EM e viene segnalato che anche le proteste scoppiate in tutto il mondo per la morte di Amini sarebbero «un’operazione pianificata dalla Cia e da altre agenzie di intelligence occidentali».


«Fonti primarie di notizie per i media stranieri»

L’accusa a entrambe è quella di essere «fonti primarie di notizie per i media stranieri». In particolare, a Niloofar Hamedi viene mossa l’accusa di essersi finta giornalista e di aver costretto la famiglia della 22enne a rilasciare informazioni sulla morte della figlia. Mentre a Mohammadi viene contestato di aver ricevuto addestramento come agente straniero all’estero e di aver diffuso notizie sul funerale di Amini. Il Guardian riferisce che la dichiarazione ha provocato «paura e shock» negli altri giornalisti iraniani perché essere accusati del reato di spionaggio per conto di governi stranieri in Iran comporta la pena di morte. «Ci stanno monitorando da vicino e – ha raccontato un giornalista iraniano – mi è stato consigliato di tagliare tutti i rapporti con i corrispondenti esteri. Ho ricevuto chiamate dall’estero sul mio cellulare e se controllano i miei tabulati e scoprono che qualcuno mi stava chiamando, anche se è un amico, sarebbe un rischio enorme». Nei giorni scorsi anche i genitori di Mahsa Amini sono stati posti agli arresti domiciliari.


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