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La via di Berlusconi alla pace in Ucraina: «Zelensky tratterà se non riceve più armi»

La dichiarazione è contenuta nell’ultimo libro di Bruno Vespa

Secondo il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, la strada per una trattativa di pace in Ucraina passa per lo stop all’invio di armi al suo governo. Nell’ultimo libro di Bruno Vespa, il Cav spiega, alla domanda su se si possa arrivare ad un armistizio: «Forse: solo se a un certo punto l’Ucraina capisse di non poter più contare sulle armi e sugli aiuti e se, invece, l’Occidente promettesse di fornirle centinaia di miliardi di dollari per la ricostruzione delle sue città devastate dalla guerra. In questo caso Zelensky, forse, potrebbe accettare di sedersi al tavolo per una trattativa». Difficile dire se la dichiarazione peserà sul sostegno ai prossimi decreti di invio di armi, in preparazione da parte del governo Meloni. Berlusconi nel corso dell’intervista, prosegue spiegando di non provare disagio per il fatto che sia proprio una donna a guidare il nuovo governo di centrodestra. «Era logico e naturale che andasse a Palazzo Chigi il leader del partito che ha ottenuto più voti di quelli di Forza Italia e della Lega messi insieme. D’altra parte avevo già detto più volte che Giorgia Meloni aveva tutti i requisiti per guidare il governo», spiega nelle pagine de La Grande Tempesta. Meloni ha successo, aggiunge, «Perché rappresenta il nuovo ed è stata molto brava nelle sue apparizioni televisive». Poi un punto dedicato al recente caso del ministero della Giustizia, affidato a Carlo Nordio nonostante le richieste di Forza Italia. L’ex pm, dice Berlusconi, è «uno straordinario professionista. Condivido le sue posizioni sulla riforma della giustizia. La priorità assoluta è la riduzione della durata dei processi» anche se «il no al Ministro della Giustizia ci ha deluso…. Ci è stato chiesto quali sarebbero stati i nostri ministri e noi abbiamo risposto: Tajani agli Esteri, Casellati alla Giustizia e Bernini all’Università. Poi si è parlato dei ministri senza portafoglio E io ero certo che ci fosse l’accordo». L’incidente è comunque acqua passata: «Il mio intervento per la fiducia al Senato ha garantito una partecipazione appassionata e leale a sostegno del Governo per i prossimi 5 anni di lavoro».


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