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Sale il prezzo del grano per lo stop di Mosca all’accordo, Erdogan prova a mediare: partite 12 navi con l’aiuto dell’Onu

I delegati di Nazione unite e governo turco sono riusciti a far ispezionare una decina di navi, permettendo nuove spedizioni. Intanto il presidente turco spiega le ragioni russe che hanno spinto il Cremlino a congelare l’accordo sui cereali nel Mar Neto

Nonostante il rifiuto di Mosca di partecipare all’accordo sul grano ucraino mediato da Turchia e Onu, dall’Ucraina sono partite oggi 31 ottobre 12 navi. Come riferisce il ministro delle Infrastrutture di Kiev, Aleksandr Kubrakov, le spedizioni sono partite dopo che gli operatori delle Nazioni Unite e del governo turco «hanno messo a disposizione 10 squadra di ispezione per controllare 40 navi al fine di soddisfare l’iniziativa sul grano del Mar Nero. Il piano di ispezione – ha aggiunto il ministro – è stato accettato dalla delegazione ucraina. La delegazione russa è stata informata». I primi pesanti effetti sul ritiro russo dall’accordo, dopo gli attacchi subiti dalla flotta di Mosca a Sebastopoli, si sono verificati sui mercato finanziari, dove i future sul grano sono cresciuti del 5,6% a 8.762,5 dollari al bushel, dopo aver toccato un massimo del 7,7%, mentre quelli sul grano duro sono saliti del 4,8% a 9.645 dollari il bushel, dopo un picco del +6,2%. «La Turchia continuerà con i suoi sforzi per salvare l’umanità» ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha comunque provato a spiegare le ragioni di Mosca. Il Cremlino avrebbe deciso di non partecipare più all’accordo perché non avrebbe ottenuto gli stessi benefici di cui ha potuto godere Kiev, spiega il presidente turco.


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