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La rivolta dei «big» contro Elon Musk: spuntano account parodia contro il nuovo ceo di Twitter

La decisione di rendere a pagamento la «spunta blu» ha scatenato proteste e ironia degli utenti. E intanto oggi sono partiti i licenziamenti del personale

«Prendo tutto ciò che voglio e lo trasformo in spazzatura». Firmato: Elon Musk. O forse no. Da quando il nuovo ceo di Twitter ha annunciato l’introduzione di una quota mensile di 8 dollari per avere la cosiddetta «spunta blu» – con cui si identifica un account verificato – sono diversi gli utenti che hanno iniziato a prendere in giro il nuovo proprietario della piattaforma. A lanciare il fenomeno di trolling è stato Simon Young, presentatore televisivo irlandese. La procedura è semplice: cambiare il proprio nome pubblico in “Elon Musk“, impostare la sua stessa foto profilo e divertirsi a pubblicare opinioni probabilmente lontane anni luce da ciò che pensa davvero il fondatore di Tesla. «Ho fatto un errore enorme», ha scritto due giorni fa Young – fingendosi Elon Musk – in riferimento alla decisione di rendere a pagamento la «spunta blu». Dopo meno di due giorni da quel primo tweet-parodia, l’account di Young è stato sospeso. Il pugno duro di Twitter, però, sembra non aver generato gli effetti sperati. Anziché mettere fine al fenomeno, la decisione ha scatenato un’effetto imitazione, che ha spinto tanti altri utenti – quasi tutti con account verificato – a seguire le orme del presentatore irlandese. Tra loro c’è Emily Willingham (su Twitter: @ejwillingham), una giornalista scientifica americana specializzata in neuroscienza e genetica. «Ciao, ho scritto un libro sui peni, ma non è autobiografia», ha scritto fingendosi Elon Musk. Oppure Sonia Saraiya (@soniasaraiya), critica televisiva per Vanity Fair, che scrive: «Non so voi, ragazzi, ma per qualche motivo mi diverto a stare su questo sito che ho comprato per 44 miliardi di dollari».


TWITTER | Uno dei primi tweet di Simon Young dopo aver cambiato il suo nome utente in “Elon Musk”. Ad oggi l’account è stato sospeso

Le proteste di King e Ocasio-Cortez

È probabile che l’account di Young, che ha dato vita a un largo fenomeno di trolling, sia stato sospeso per violazione delle norme sulle identità fuorvianti e ingannevoli. «L’identità di un account è ingannevole ai sensi di queste norme se utilizza informazioni di profilo false per presentarsi come una persona o un’entità non associata al titolare dell’account, così da poter confondere gli altri utenti che utilizzano Twitter», si legge nel regolamento della piattaforma. Il fenomeno innescato da Simon Young sembra celare in realtà un discontento ben più ampio dei tanti utenti Twitter con un account verificato. Nei giorni scorsi, Musk si era scontrato con lo scrittore Stephen King e con la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, che dopo aver criticato le nuove politiche di gestione della piattaforma si è ritrovata con il profilo bloccato. «Perché le persone dovrebbero pagare 8 dollari solo per essere zittite quando dicono qualcosa che non ti piace?», ha chiesto a Musk la deputata americana dopo aver ripreso il controllo dell’account.


Al via i licenziamenti

Nel frattempo, la nuova gestione di Twitter da parte di Elon Musk continua a prendere forma. Dopo aver fatto tabula rasa del Consiglio di amministrazione ed essere diventato amministratore unico della società, l’imprenditore sudafricano – naturalizzato statunitense – ha dato il via oggi a un licenziamento di massa. Secondo quanto riporta il New York Times, che ha ottenuto una copia delle mail inviate ai dipendenti, l’azienda ha chiesto ai suoi 7.500 dipendenti di rimanere a casa e non recarsi in ufficio venerdì. Ancora non è noto il numero ufficiale dei licenziamenti, ma si stima che circa metà dei lavoratori potrebbe essere messa alla porta entro la prossima settimana. «Nel tentativo di rimettere Twitter in carreggiata, attraverseremo il difficile processo di riduzione della nostra forza lavoro globale – si legge nella mail – Sappiamo che questo avrà un impatto su un certo numero di persone che hanno dato un prezioso contributo a Twitter, ma purtroppo questa azione si è resa necessaria per garantire il successo dell’azienda in futuro».

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