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Genova, le due bugie di Scalco all’interrogatorio. Il gip lo incastra: «Scarsa visuale? Ha preso la mira»

Sulla base anche delle immagini della videosorveglianza, l’artigiano aveva davanti «l’unico bersaglio possibile», dopo che l’amico della vittima si era allontanato. E la sua posizione era abbastanza libera per permettergli di colpire

Quando era stato interrogato la prima volta, Evaristo Scalco aveva mentito alla polizia giudiziaria quando aveva detto di aver scocciato la freccia sotto casa sua nel centro storico di Genova con una pessima visuale ed era convinto di non averlo colpito. Come invece riporta il Gip nell’ordinanza che ne convalida l’arresto in carcere, l’artigiano che nella notta tra il 1 e il 2 novembre ha ucciso Javier Miranda Romero aveva «preso la mira per colpirlo», visto che ha tirato il colpo «da una posizione sopraelevata rispetto a quella della vittima, e quest’ultima – aggiunge il gip – nonostante l’orario notturno, era ben visibile, essendo la zona ben illuminata». In più Miranda Romero era di fatto «l’unico bersaglio possibile, visto che l’amico si era allontanato dalla visuale di Scalco». Alla polizia giudiziaria, Scalco aveva detto che la presenza delle piante rampicanti sulle ringhiere gli impedivano di vedere bene dove stesse per scoccare la freccia. Gli inquirenti hanno poi facilmente verificato come la vegetazione in realtà non fosse affatto così folta «e sembra che dalla finestra – scrive ancora il gip – dalla finestra la visuale del bersaglio sia quasi completamente libera». In più l’artigiano avrebbe anche urlato alla vittima: «Fa male? Ti avevo avvisato», contraddicendo quindi il suo racconto. Secondo il giudice resta l’aggravante per i futili motivi, perché «è evidente l’enorme sproporzione tra il motivo che ha scatenato la furia omicida di Scalco e l’azione delittuosa da lui realizzata». E quindi Scalco resta in carcere, considerando poi che «non è in grado di controllare i propri impulsi».


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