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Il Pkk nel mirino della Turchia: «Responsabili dell’attentato di Istanbul». Ma il gruppo curdo nega

Il botta e risposta all’indomani dell’esplosione nella centralissima Istiklal Caddesi.

Botta e risposta tra il governo turco e il gruppo curdo PKK all’indomani dell’attentato nel centro di Istanbul costato la vita ad almeno sei persone. Il ministro dell’Interno dI Ankara Souleyman Soylu ha annunciato nelle prime ore di lunedì 14 novembre l’arresto della presunta responsabile della strage, insieme ad altre 21 considerate: la donna, siriana, si chiama Ahma Albashir. Soylu ha poi accusato il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) di aver organizzato l’attentato. «La persona che ha piazzato la bomba è stata arrestata. Secondo le nostre conclusioni, l’organizzazione terroristica del PKK è responsabile» dell’attacco, ha affermato Soylu in una dichiarazione trasmessa dall’agenzia ufficiale di Stato Anadolu e dalla televisione locale e ripresa dall’Afp. La bomba è esplosa nella centralissima Istiklal Caddesi, arteria di Istanbul sempre gremita di residenti e turisti.


Versioni contrapposte

Poche ore dopo il Pkk ha smentito tuttavia qualsiasi coinvolgimento nell’attentato. «Il nostro popolo e il pubblico democratico sanno molto bene che non abbiamo legami con questo incidente, che non colpiremmo direttamente obiettivi civili e che non accettiamo azioni che prendono di mira i civili», ha detto il gruppo in un comunicato pubblicato dall’agenzia di stampa Firat. Una versione diametralmente opposta a quella che, secondo fonti turche, avrebbe dato la stessa donna arrestata nella notte dalla polizia, Ahlam Albashir: nell’interrogatorio, riporta l’agenzia governativa Anadolu, avrebbe confessato di essere stata addestrata dal Pkk e dalle milizie curde siriane dello Ypg.


Koca: «42 feriti in ospedale, 2 in condizioni critiche»

«Una donna si siede su una delle panchine lì per più di 40 minuti, poi si alza. Un’esplosione si verifica 1-2 minuti dopo che si è alzata. Ci sono due possibilità. O quella borsa aveva un timer dentro ed è esplosa da sola o qualcuno l’ha fatta esplodere a distanza», ha dichiarato il ministro della Giustizia, Bekir Bozdag. Il ministro della Salute Fahrettin Koca, da parte sua, ha annunciato che «42 feriti sono ancora ricoverati in ospedale, di cui cinque in terapia intensiva, due in condizioni critiche». Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha denunciato l’attacco poco prima di partire per Bali, dove si svolgerà il vertice del G20. «Le prime osservazioni suggeriscono un attacco terroristico», aveva detto il capo dello Stato, che era stato il primo a parlare del possibile coinvolgimento di una donna. Il PKK è considerato un’organizzazione terroristica da Ankara. La Turchia sta rallentando l’entrata della Svezia nella Nato accusando Stoccolma di aver aiutato alcuni suoi esponenti. Ankara ha chiesto l’estradizione di diversi membri del PKK in un memorandum d’intesa firmato a giugno con Svezia e Finlandia. Il PKK, in lotta armata contro il governo turco dalla metà degli anni Ottanta, è stato spesso accusato in passato di attacchi sul territorio turco. È anche regolarmente preso di mira dalle operazioni militari turche contro le sue basi nel nord dell’Iraq e in Siria. Fahrettin Altun, direttore delle comunicazioni del presidente turco, ha detto che «gli attacchi terroristi contro i nostri civili sono conseguenze dirette o indirette del sostegno di alcuni Paesi per organizzazioni terroristiche». Aggiungendo che «se questi Paesi vogliono l’amicizia della Turchia, devono immediatamente fermare il loro sostegno diretto e indiretto al terrorismo».

L’Istiklal Caddesi

L’Istiklal Caddesi si trova nello storico quartiere di Beyoglu. È una via interamente pedonale di un chilometro e mezzo. La strada era stata colpita da un attentato già nel marzo 2016, quando un kamikaze uccise cinque persone. Nel paese l’accesso ai social media è stato limitato . Secondo l’agenzia Anadolu 25 persone sono indagate per aver pubblicato contenuti «provocatori» relativi all’attentato. Secondo le accuse delle prime ore una donna alle 16,20 ora locale avrebbe piazzato la bomba che poi è stata fatta esplodere a distanza. Il 10 marzo di 6 anni fa un attentatore suicida si fece saltare in aria davanti all’ufficio del governatore distrettuale, provocando la morte di 5 persone. Gli attacchi sono andati avanti fino al Capodanno 2016, quando un kamikaze si fece saltare in un locale nel Bosforo. All’epoca si parlò di un membro dell’Isis. «Secondo le nostre valutazioni, l’ordine per l’attentato terroristico mortale è arrivato da Ayn al-Arab (Kobane) nel nord della Siria, dove il Pkk-Ypg ha il suo quartiere generale siriano», ha affermato il ministro dell’Interno turco Suleyman Soylu facendo riferimento al partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e alla formazione curda siriana Unità di protezione del popolo (Ypg), ritenute da Ankara terroriste.

Foto: EPA/ERDEM SAHIN

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