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Verso la bocciatura del piano dell’Ue sul price cap al gas. Fratin: «Il tetto è molto alto e si rischia la speculazione»

Si è appena conclusa una riunione tra i Paesi europei più critici verso la proposta della Commissione Ue per limitare i prezzi del gas

«Abbiamo terminato una riunione tra i Paesi critici» in merito alla proposta della Commissione europea sul price cap al gas e «c’è la condivisione di non aderire». È quanto ha annunciato il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin a poche ore dal Consiglio Affari Energia e dopo una riunione tra i 15 Paesi che avevano chiesto mesi fa il tetto al prezzo del gas. «Così com’è non è quello che ci aspettavamo. È probabile che la decisione sarà rimandata ai premier e ai capi di Stato del prossimo Consiglio europeo», ha spiegato il ministro precisando che con i colleghi europei valuteranno nel dettaglio la proposta, che però alle condizioni attuali li lascia insoddisfatti. «Occorrono dei correttivi. Il tetto c’è, ma è molto alto – ha spiegato il ministro -. Al punto che potrebbe trasformarsi in uno stimolo alla speculazione, in una spinta verso l’alto del prezzo, anziché rappresentare un freno». A fargli da eco è la ministra francese della Transizione Energetica, Agnès Pannier Runacher, secondo la quale il piano proposto dalla Commissione taglia l’aumento dei prezzi in casi veramente eccezionali. Un testo quindi definito «insufficiente» che non mira ad attuare riforme strutturali. «Non è una risposta all’esplosione dei prezzi del gas alla quale deve far fronte l’industria europea», ha detto la ministra.


Cosa non convince gli Stati

A non convincere gli Stati membri sono le modalità di applicazione del piano. L’idea dell’Ue è, infatti, quella di far scattare un price cap di «ultima istanza» sui mercati Ttf – il mercato di Amsterdam di riferimento per il prezzo del gas – solo quando il rialzo sarà «straordinariamente elevato» e solo a due condizioni: il superamento dei 275 euro per megawattora, e per due settimane di fila. Un tetto quindi molto elevato rispetto a quello che avrebbero voluto i paesi sostenitori della misura. Su questo in particolare, l’Estonia interviene. «Per noi resta fondamentale la sicurezza di approvvigionamento. Se i prezzi sono alti possiamo compensare ma non possiamo compensare la mancanza di forniture. La proposta sul tavolo è ok ma il meccanismo dev’essere temporaneo e funzionare solo in caso di picchi estremi», ha dichiarato la ministra per gli Affari economici dell’Estonia, Riina Sikkut, precisando che la loro linea è quella della Germania e dei Paesi Bassi.


Se manca l’accordo sul price cap, mancherà su tutto?

Sul price cap proposto dall’Ue arriva quindi un grande no dei principali Stati. Una bocciatura, però, che prevede apertura su altri fronti. Ad esempio, la Francia riferisce che in merito alla possibilità che anche altri provvedimenti vengano bloccati, come quello sulla solidarietà in materia di gas, «non bisogna mischiare tutto: bisogna avanzare dove si può avanzare». Alla domanda «Se manca l’accordo sul price cap mancherà su tutto?», il ministro dell’Ambiente italiano ha risposto dicendo: «Non è una questione di accordo, ma di trattare l’intero pacchetto. Su alcuni temi l’accordo ci può essere». Nelle scorse ore, in un’intervista a la Repubblica, ha anche annunciato che in queste ore arriverà anche il decreto per le comunità energetiche. «Lo stiamo perfezionando per permettere poi la valutazione alle parti interessate, in modo che tutti possano esprimere la loro opinione», ha detto, specificando che da parte del governo c’è la volontà di accelerare sul fronte della transizione ecologica.

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