Marco Cappato si autodenuncia: ieri ha aiutato l’82enne Romano a morire con il suicidio assistito

Nella stessa caserma dove si è recato oggi, era andato altre due volte, per lo stesso motivo: lo scorso agosto e 5 anni fa, per il caso di dj Fabo

Marco Cappato si è autodenunciato per il reato di aiuto al suicidio. Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni si è recato presso la caserma dei carabinieri di via Fosse Ardeatine a Milano questa mattina, 26 novembre. La ragione risiede nell’aiuto che ha offerto al signor Romano, 82enne residente a Peschiera Borromeo, affetto da una grave forma di Parkinson e non tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. Ieri, l’uomo è morto in una clinica svizzera con suicidio assistito. Ad accompagnarlo nel Paese elvetico era stato lo stesso Cappato, da sempre in prima linea nella battaglia sulla dignità del fine vita. Che adesso rischia di nuovo fino a 12 anni di carcere. Non è infatti la prima volta che si autodenuncia alle autorità, per il medesimo reato: lo scorso agosto, si è recato presso la medesima caserma dei carabinieri per aver accompagnato in Svizzera la 69enne Elena Altamira, veneta, malata terminale di cancro, condotta ad agosto in una clinica a Basilea. «Disobbedienza civile» per la quale Cappato è stato indagato dalla procura di Milano per aiuto al suicidio. «Rispetto allo scorso agosto per l’aiuto fornito a Elena Altamira non ho tutt’oggi ricevuto alcuna comunicazione sull’eventuale o meno rinvio a giudizio da parte del Tribunale di Milano. Sono stato interrogato, ma a oggi non c’è nessun atto o comunicazione nessuna decisione», ha spiegato. 5 anni prima, si è presentato invece per il caso di dj Fabo, Fabiano Antoniani, un suicidio assistito che ha dato il via alla discussione sul fine vita. In caserma stamani Cappato si è presentato con l’avvocato e segretaria dell’Associazione, Filomena Gallo.


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