Il piano dell’Ue contro il caro bollette che aiuta chi non spreca: elettricità e gas a prezzi calmierati

Ma soltanto entro una certa soglia di consumo: la Commissione ha fatto circolare un documento tra i 27 in vista dell’Eurogruppo di lunedì

Un tetto al prezzo di luce e gas, ma solo entro una certa soglia di consumo, per premiare chi non spreca. È questa la proposta che la Commissione Ue ha fatto circolare tra i 27, nella forma di un documento che invita gli Stati a cambiare approccio, per arrivare a un sistema di doppie tariffe in tutta l’Unione. Sarebbero le casse pubbliche dei Paesi a dover coprire la differenza di prezzo. Ma l’esecutivo europeo – spiega la Stampa, che ha visionato il documento – prevede che il sistema inviterà imprese e cittadini a risparmiare più di quanto già stanno facendo, riducendo i costi finali, che sarebbero minori di quelli attuali. Infine, la misura andrebbe incontro maggiormente a quei Paesi che chiedono di finanziare interventi di riduzione delle bollette con strumenti di debito comune, come l’Italia.


Come funziona

L’idea è emersa nella riunione tecnica preparatoria all’incontro dell’Eurogruppo – la riunione dei ministri delle finanze dei Paesi euro – di lunedì. Anche se ad esso correlata, non è vista come alternativa al price cap sul gas all’ingrosso. Il punto della Commissione è di offrire una soglia al di sotto della quale gas e luce costano meno, al consumo, poiché calmierati. «Le imprese e le famiglie riceverebbero un pacchetto base di servizi a un prezzo agevolato. Per la parte del consumo eccedente viene applicato il prezzo pieno di mercato», si legge nel testo preliminare. Rimangono da definire le cifre esatte, sia della quantità di energia da calmierare, sia del prezzo da darle, ma la strada è tracciata, e si biforca. Da un lato l’esecutivo Ue suggerisce una soglia uguale per tutte le famiglie, da calibrare sulla fonte utilizzata per il riscaldamento, dall’altro una quota personalizzata, da stabilire facendo riferimento ai consumi del 2022.


Stop ai sussidi a pioggia

Il presupposto è che finora i Paesi si sono mossi in maniera scoordinata. L’1,5% del Pil Ue è stato speso in misure per contrastare il caro energia, e solo lo 0,3% è stato compensato dalle imposte sugli extraprofitti delle imprese energetiche. Il disordine emerge anche nel tipo di misure adottate, che spesso sono state a pioggia, e non mirate ai ceti economicamente più deboli. Due esempi sono il taglio dell’Iva e quello delle accise, per i quali è stato speso circa il 60% dei fondi, che ricadono su tutti, ricchi e poveri, allo stesso modo. Inoltre, molti dei provvedimenti di questo tipo scadranno nel corso del 2023, quando i prezzi dell’energia – si prevede nel documento – saranno ancora alti. Troppo alti per le famiglie. La Commissione prevede che i governi saranno soggetti a pressioni di cittadini, associazioni, opposizioni e sindacati affinché gli aiuti vengano rinnovati. Lì sarà importante agire con ordine, limitando gli sprechi.

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