Lampedusa, 12 nuovi sbarchi in meno di 24 ore. Un morto e 4 dispersi dopo un naufragio

La procura di Agrigento ha aperto due fascicoli d’inchiesta a carico di ignoti per i morti in mare dell’ultima ondata di sbarchi

Un morto è stato recuperato in mare dalla motovedetta Cp324 della Guardia costiera nell’ambito di un intervento Sar (“Search and Rescue”) per un barcone affondata al largo di Lampedusa. Sono 31 le persone salvate dalla guardia costiera. Tra queste ci sono 8 donne e due minori, mentre un uomo è stato portato al Poliambulatorio. La maggior parte dei migranti è partita per il lungo viaggio dalla Guinea, dalla Costa d’Avorio e dal Congo. Agli operatori della motovedetta hanno spiegato di essere partiti da Sfax, sulla costa della Tunisia, in 36 o 38. Per questo, non si fermano le ricerche per i 4 o 6 dispersi che ancora si troverebbero in mare. Poco prima di questo salvataggio, la motovedetta ha recuperato in mare altri 38 migranti, tra cui 10 donne e 3 minori, che navigavano su un barchino lungo circa 5 metri. Con questi arrivano a 12 gli sbarchi sulle coste di Lampedusa dalla mezzanotte di oggi.


Gli altri sbarchi di oggi

Sui diversi barchini, intercettati di fronte alle isole Pelagie, c’erano gruppi di 33, 35, 33 e 43 migranti, fra cui 22 minori. I migranti, tutti originari di Guinea, Mali, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio e Senegal, come riporta ANSA hanno dichiarato di essere partiti dalla costa tunisina. I 144 migranti si vanno così ad aggiungere alle 202 persone sbarcate ieri, domenica 4 dicembre, sempre sulle coste dell’isola di Lampedusa. Tra loro, 32 sopravvissuti sono stati salvati dalla motovedetta Cp327 della Guardia Costiera dopo che il barchino di ferro di 6 metri sul quale viaggiavano è affondato. Quattro di loro sono stati portati, dopo l’approdo a molo Favarolo, al Poliambulatorio dove stati ricoverati per ipotermia. Nella conta dei sopravvissuti, però, altre 4 persone risultano disperse, fra cui due bambini di 6 mesi e 6 anni i cui genitori sono riusciti ad arrivare a Lampedusa. Oltre a loro, non si hanno più notizie di due uomini che hanno intrapreso il viaggio per raggiungere le coste siciliane. Tutti i migranti sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola, dove al suo interno ci sarebbero 400 ospiti. 


Il fascicolo d’inchiesta della procura

Nel frattempo, la procura di Agrigento, assieme all’aggiunto Salvatore Vella ha aperto due fascicoli d’inchiesta a carico di ignoti per i morti in mare periti nell’ondata di sbarchi che ha avuto luogo tra ieri e oggi. Le ipotesi di reato sono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte quale conseguenza di altro reato. I procuratori siciliani stanno raccogliendo informazioni a partire dalle testimonianze dei sopravvissuti. Tra loro anche i 32 di ieri sera, e i 40 di venerdì sera, oltre a quelli salvati nelle ultime ore.

I salvataggi in mare delle Ong

Questa mattina, lunedì 5 dicembre, la nave Geo Barents di Medici senza Frontiere ha effettuato un secondo salvataggio in mare. Il team di Msf ha fatto sapere su Twitter di aver salvato 90 persone a bordo di un’imbarcazione al largo della Libia. «Secondo soccorso della Geo Barents questa mattina nelle acque del Mediterraneo. 90 persone (tra cui 35 minori e 5 donne) sono state salvate da un’imbarcazione in difficoltà in acque internazionale di fronte alla Libia». I 90 sopravvissuti si aggiungono, così, ai 74 salvati ieri – domenica, 4 dicembre – sempre dalla nave di Msf, partiti dalla Libia a bordo di un gommone «sovraffollato e instabile». Dopo lo scontro di inizio novembre con il governo Meloni sulla possibilità di far scendere tutti i 572 migranti al porto di Catania in seguito a un’operazione di salvataggio, la Geo Barents aveva fatto nei giorni scorsi di essere tornata nel Mediterraneo, pronta a riprendere le sue missioni di ricerca e salvataggio. Un soccorritrice di Msf ha sottolineato – in un video, postato sul social network – che al momento sono 164 i sopravvissuti a bordo della Geo Barents. Tra questi, ci sono 14 donne e circa 50 minori non accompagnati. Il più piccolo di loro ha soli 10 anni. 

Un’altra operazione di soccorso è stata condotta sempre questa mattina dalla Humanity One e dalla Louise Michel in acque internazionali al largo della Libia. Le navi delle Ong hanno, infatti, salvato 103 persone – tra cui bambini piccoli e a una donna incinta – che ora si troverebbero a bordo dell’imbarcazione Humanity. Durante l’intervento, informano le ong, le navi umanitarie sono state «assaltate verbalmente» dall’equipaggio – armato con una mitragliatrice – di una motovedetta libica arrivata sul posto.«La cosiddetta Guardia Costiera Libica, armata di mitra, ha aggredito verbalmente gli equipaggi della Louise Michel & Humanity 1. Poi, a luci spente, ha rimorchiato il gommone vuoto verso la costa libica», si legge nel post su Twitter.

Terminato il salvataggio in mare, però, Sos Humanity ha sottolineato come le autorità competenti – una volta informate dell’imbarcazione in difficoltà nelle acque internazionali – non abbiano adempiuto al loro lavoro di coordinamento. «I centri di coordinamento dei soccorsi competenti, compresi quelli di Malta e dell’Italia – spiega Sos Humanity – sono stati informati dell’imbarcazione in difficoltà, dell’avvio delle operazioni di soccorso e delle ragioni della necessità di prendersi cura dei sopravvissuti a bordo di Humanity 1, e sono stati invitati al coordinamento da telefono e posta elettronica. Tuttavia, le autorità competenti non hanno adempiuto al loro dovere di coordinamento».

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