«Boicottate la cultura russa finché c’è la guerra», Kiev insiste: nel mirino anche la Prima della Scala a Milano

Nel giorno dell’apertura della stagione lirica alla Scala di Milano, continuano le polemiche sulla diffusione del patrimonio culturale russo. Per il ministro della cultura ucraino rifiutare i rappresentati della cultura russa è un passo necessario che una società democratica matura deve compiere

Nel giorno in cui Milano si prepara alla Prima della Scala dove questa sera andrà in scena il «Boris Godunov», l’opera del compositore russo di fine Ottocento Modest Musorgskij basata sul di Aleksandr Sergeevič Puškin, continuano le polemiche sulla diffusione del patrimonio culturale russo. Il ministro della cultura ucraino, Oleksandr Tkachenko, ha invitato gli alleati occidentali a boicottare la cultura russa, sottolineando come sia necessario sospendere le esibizioni di Čajkovskij e di altri compositori russi fino alla fine della guerra. «Il boicottaggio della cultura russa – scrive Tkachenko sul Guardian – è un passo importante. Non si tratta di cancellare Čajkovskij, ma piuttosto di sospendere le esecuzioni delle sue opere fino a quando la Russia non cesserà la sua sanguinosa invasione. I luoghi culturali ucraini lo hanno già fatto con lui e altri compositori russi. Chiediamo ai nostri alleati di fare lo stesso». 


«È un passo necessario che una società democratica matura deve compiere»

Secondo il ministro anche la cultura ucraina ha «tanto da offrire». «I nostri compositori – si legge – hanno prodotto capolavori e i nostri scrittori non dovrebbero essere meno stimati delle loro controparti russe». Rifiutare i rappresentati della cultura russa, almeno fino alla fine della guerra, per Tkachenko è un passo consapevole e necessario che «una società democratica matura deve compiere. Insieme alle sanzioni politiche ed economiche, saranno necessarie se vogliamo sconfiggere il progetto totalitario della Russia». Anche perché Mosca «non sta solo attaccando fisicamente l’Ucraina; sta anche cercando di distruggere la nostra cultura e la nostra memoria. Nei territori occupati, le biblioteche ucraine sono state distrutte, la parola “Ucraina” è stata cancellata e i musei ucraini rasi al suolo. Il nostro ministero della cultura e della politica dell’informazione ha registrato più di 800 casi di distruzione: monumenti e opere d’arte, musei, edifici storici di pregio». Questa guerra, per Tkachenko è «una battaglia di civiltà sulla cultura e la storia», conclude. 


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