Bianca Balti e la scelta di farsi togliere il seno: cos’è la mastectomia preventiva e quando è necessaria

La mutazione genetica BRCA1 responsabile per il tumore al seno, alle tube e alle ovaie. Il costo e le alternative. La percentuale di rischio

La modella Bianca Balti, nata a Lodi nel 1984, stamattina a Los Angeles si sottoporrà a una doppia mastectomia preventiva. Balti ha scoperto tempo fa di essere portatrice della mutazione genetica BRCA1. Quella che aumenta il rischio di contrarre un tumore al seno e alle ovaie. Per questo aveva già annunciato che si sarebbe fatta togliere tube e ovaie. Ha annunciato la decisione nella sua newsletter Loss of Feeling: «Mamma si opera perché ha scelto la vita. Così ho detto a Mia (la sua seconda figlia, 7 anni, ndr) e così dico a voi». Ha spiegato così la sua scelta: «Perché non posso permettermi di ammalarmi io che porto, sola, la responsabilità economica di tutte sulle spalle. Perché vorrei che le mie bambine trovassero in me la forza di agire se un giorno anche loro venissero diagnosticate».


La mutazione genetica BRCA1

Non nascondendo la paura per la prova che la attende: «Ora che il momento è arrivato non ne ho voglia. Mi sento fragile. Spaventata dall’idea di dover dipendere dagli altri. Terrorizzata dal dolore che proverò. Sconfortata nel dover rinunciare ad una parte del mio corpo che ha definito fino ad oggi la mia femminilità». Nel 2013 era stata l’attrice Angelina Jolie ad annunciare in un editoriale sul New York Times la sua intenzione di sottoporsi alla doppia mastectomia: «Mia madre ha combattuto il cancro per quasi dieci anni ed è morta a 56. Ne scrivo perché altre donne possano trovare utile la mia esperienza». Balti ha congelato degli ovuli prima dell‘ovariectomia preventiva: «L’idea di andare in menopausa a 38 anni non è allettante. Volevo evitare di avere rimpianti in futuro».


Il tumore al seno, alle tube, alle ovaie

La Stampa spiega oggi che la mastectomia preventiva è l’asportazione di entrambi i seni da una donna sana ma portatrice della mutazione genetica BRCA1. Come la BRCA2, si tratta di mutazioni che accrescono non solo il rischio di sviluppare tumori al seno, ma anche alle tube, alle ovaie o ad altri organi, come la prostata o il pancreas. La BRCA1 accresce il rischio del tumore al seno, la 2 aumenta quello a carico di ovaie, tube, prostata e del melanoma. La presenza riscontrata finora è nella misura di uno su 300, sia in uomini che in donne. Le donne portatrici della mutazione genetica hanno tra il 60 e l’80% delle possibilità di ammalarsi. Chi non le ha, ha una possibilità del 12-13%. L’asportazione delle mammelle riduce il rischio del 90%. Ma non lo azzera del tutto.

Le alternative

Le alternative alla mastectomia consistono in screening ravvicinati con risonanza magnetica e mammografia oltre i 40 anni. Per individuare per tempo il cancro. Altrimenti si possono utilizzare farmaci antitumorali come il tamixofene. Si consiglia anche il cambiamento degli stili di vita, con regimi alimentari particolari e attività fisica quotidiana. La mastectomia non è consigliata a chi ha già subito l’asportazione di uno dei due seni. Uno studio condotto dal Brigham and women’s Hospital di Boston dice che non si evidenza alcun miglioramento in termini di sopravvivenza. L’intervento non è compreso nei Livelli Essenziali di Assistenza. Costa tra i 5 e gli ottomila euro, anestesia esclusa.

La chirurgia profilattica

Viviana Galimberti, direttore della Divisione di senologia dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, ha detto all’AdnKronos di aver compiuto la stessa scelta di Balti: «Ho scritto un libro su questo. Io ho una familiarità altissima, avevo parenti con tumore al seno, e la mia mamma e una mia cugina sono morte di tumore ovarico, un tumore che difficilmente viene preso in tempo. Io avevo appena adottato mio figlio e ho fatto anch’io una scelta importante: sottopormi a chirurgia profilattica. Quindi ho cercato come affrontare sia dal punto di vista medico che dal punto di vista personale quella che non è una situazione facile».

La percentuale di rischio

Però, osserva, «quando si sa che si ha una percentuale di rischio che magari può essere dell’80% rispetto al 2% che si ha nelle donne che non hanno familiarità, ecco che allora ci si pone una domanda. Soprattutto se si è giovani e si ha una progettualità davanti si arriva a pensare alla chirurgia profilattica. Abbiamo due possibilità. O dei controlli molto stretti che però possono solo anticipare la diagnosi e permettere di trovare un tumore più piccolo, e insieme a questo possiamo migliorare lo stile di vita, e fare terapie antiestrogeniche che possono aiutare a ridurre il rischio. Chi non regge questo controllo assiduo arriva consapevolmente alla mastectomia profilattica. L’importante però è che queste donne possano fare un percorso, in modo da non arrivare a fare questa scelta prese dalla paura, ma consapevoli».

Diventare madri dopo il cancro al seno?

Matteo Lambertini, oncologo all’Ospedale San Martino di Genova, professore associato all’università del capoluogo ligure e membro del comitato scientifico di aBRCAdabra, spiega invece che non c’è ancora una risposta alla domanda sulla possibilità di diventare madri dopo il cancro al seno. «Entro la fine del 2023 avremo le risposte per tantissime donne giovani con cancro della mammella su come affrontare la vita dopo le cure, anche rispetto alla scelta della gravidanza sulla quale ancora molti oncologi non si sentono sicuri per l’idea che i livelli ormonali aumentino il rischio di recidiva. I dati ci dicono di no, ma ne abbiamo bisogno di più solidi», dice Lambertini.

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