M5s, Conte vuole 30mila euro di Tfr da Di Maio: le nuove regole per riscuotere i debiti degli scissionisti

Il leader pentastellato starebbe riscrivendo le norme che regolano la restituzione delle indennità di fine rapporto di mandato, estendendole ai parlamentari eletti con i 5Stelle, ma che poi hanno abbandonato il MoVimento nel corso della scorsa legislatura

Si riapre la querelle finanziaria tra i pentastellati dopo la scissione del Movimento 5 Stelle. L’ex premier e attuale presidente dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, secondo quanto riportato da Repubblica, intende batter cassa. Conte starebbe infatti revisionando e scrivendo nuove regole sul Tfr parlamentare (trattamento di fine rapporto, ndr) per tutti gli ex parlamentari grillini che non sono stati rieletti. Secondo la bozza del programma di “recupero rimborsi” di Conte, chi è rimasto nel M5s dovrebbe riversare nelle casse del del movimento una percentuale del trattamento di fine mandato, pari a circa il 20% dei 45mila euro che i parlamentari ricevono una volta che hanno concluso il loro lavoro a Montecitorio o a Palazzo Madama. Ma non solo. Tra le clausole allo studio del fu avvocato di Volturara Appula ci sarebbe anche una voce dedicata agli scissionisti o transfughi che, dopo essere stati eletti in Parlamento con il M5s, hanno abbandonato la nave. E tra questi c’è anche l’ex leader del MoVimento ed ex ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Secondo la bozza di “recupero crediti” di Conte, i transfughi del M5s sarebbero chiamati a versare circa 30mila euro, fermo restando che potranno trattenere i restanti 15mila euro del Tfr parlamentare, secondo le regole interne al M5s, varate l’11 aprile del 2021.


Ma Di Maio, che dopo aver abbandonato il M5s ha fondato Impegno Civico, non è solo. Assieme a lui ci sono diversi ex grillini che dopo l’elezione in Parlamento han voltato le spalle al M5s: tra loro anche l’ex ministra Lucia Azzolina e l’ex deputato Sergio Battelli. Ma a cosa è dovuta questa decisione di “batter cassa” di Conte? Certamente le cassenel quartier generale grillino a via Campo di Marzio non godono propriamente di buona salute. Questo a causa di una sorta di effetto boomerang targato M5s. Uno dei cavalli di battaglia del MoVimento infatti, la legge sul taglio dei parlamentari del 2020, che ha fatto passare il numero dei deputati da 630 a 400, e il numero dei senatori da 315 a 200, unitamente all’esito elettorale delle ultime elezioni politiche, dove il M5s è arrivato terzo, ha portato a una notevole riduzione degli esponenti pentastellati sia alla Camera sia al Senato. E alla luce di ciò, la tradizionale quota di 2.500 euro che i parlamentari grillini versano al Movimento, sembra essere destinata a cambiare. Nella bozza di “recupero crediti” di Conte, la quota che i parlamentari grillini dovrebbero versare nelle casse del M5s dovrebbe raddoppiare, passando da 1.000 a 2.000 euro, mentre le restituzioni ad associazioni no profit o al micro-credito destinato alle imprese dovrebbe invece ridursi da 1.500 euro a 500 euro. Queste le regole che, al momento, restano però meramente sulla carta. La difficoltà per Conte sarà principalmente quella di convincere i transfughi e gli scissionisti a versare il Tfr parlamentare, che indubbiamente aiuterebbe a risanare, in parte, le casse grilline.


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