Come cambierà il congedo parentale: cresce la retribuzione ma solo per le mamme. L’emendamento del centrodestra in arrivo

Noi Moderati ha già proposto la sostituzione del termine «madre» con quello di «genitori»

Il disegno di legge di Bilancio in discussione alla Camera riserva alcune novità per le neomamme che lavorano. Riguardano il congedo parentale, ovvero i mesi di congedo retribuito dal lavoro per i dipendenti. Attualmente sono pari a 9, usufruibili fino ai 12 anni del bambino. Ogni genitore ha diritto a 3 mesi di congedo cui se ne aggiungono altri 3 complessivi di congedo facoltativo (ma questi sono fruibili in alternativa). Il congedo parentale è previsto anche per i lavoratori e le lavoratrici autonome. Cosa cambia, dunque, con la manovra in questione?


Cosa cambia (e cosa no)

Una prima novità viene innanzitutto contenuta nell’articolo 66, che aumenta la percentuale di retribuzione del congedo parentale: per un massino di 30 giorni, utilizzabili anche frazionati, viene innalzata dal 30 all’80%. Ma questo solo se il contributo è destinato alle neomamme lavoratrici dipendenti. E a un’ulteriore condizione: che al 1° gennaio 2023 siano ancora in congedo di maternità. Niente da fare, infatti, per chi conclude il periodo entro il 31 gennaio 2022. E nemmeno per i papà: ad oggi, ricostruisce il Corriere della Sera, il contributo è previsto solo per le madri. Per i neo-padri lavoratori dipendenti, invece, la situazione rimarrebbe uguale a quella attuale: 10 giorni obbligatori resi stabili nella Legge di Bilancio 2022, retribuiti al 100%. Usufruibili in maniera anche non continuativa, ma entro i primi 5 mesi del bambino e fino a due mesi prima della nascita. In Italia, scrive il Sole24Ore, secondo i dati Openpolis-Con i bambini gli uomini che hanno usufruito dell’astensione dal lavoro per occuparsi dei figli nel 2020 sono stati il 22,30% nel settore privato, a fronte di quasi il 78% di donne.


Emendamenti in arrivo

Dalle fila di Noi Moderati è già stato dunque previsto un emendamento, annunciato dal leader e deputato Maurizio Lupi e condiviso anche dalla premier Giorgia Meloni. Consiste in una modifica all’apparenza formale, in realtà sostanziale: la sostituzione del termine «madre» con quello «genitori», in modo tale da condividere nella misura anche i papà. «Il mese in più pagato all’80% potrà essere usufruito dalla madre o dal padre: ci sembra – ha commentato Lupi – un grande segnale per la conciliazione lavoro-famiglia e per favorire complessivamente la natalità». Non sarebbe l’unico emendamento in arrivo: sempre Lupi ha spiegato al Corriere che oltre all’80% per il primo mese, aumenta al 67% il secondo e il terzo mese di congedo retribuito (dall’attuale 30%). Una misura che costerebbe circa 150 milioni di euro in più all’anno.

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