Mes, via libera dalla Corte tedesca alla riforma. Occhi puntati sull’Italia: unico Paese Ue a non averla ratificata

Per i giudici di Karlsruhe non ci sono motivazioni sufficienti per giustificare il dubbio di trasferimenti di potere eccessivi dal livello nazionale a quello Ue

La Corte costituzionale tedesca ha fatto cadere questa mattina ogni ostacolo per il via libera dalla parte della Germania alla riforma del Trattato che regola il funzionamento del Meccanismo europeo di solidarietà (Mes), il fondo europeo salva-Stati istituito nel 2012 per prestare assistenza finanziaria agli Stati membri Ue in caso di grave difficoltà. I giudici di Karlsruhe hanno infatti respinto il ricorso presentato da sette deputati liberali contro la nuova architettura del Mes. Secondo i ricorrenti, questa rischiava di trasferire poteri eccessivi dal livello nazionale a quello europeo, ledendo il principio di autodeterminazione democratica. Una tesi respinta dalla Corte tedesca, perché nella documentazione sottoposta non corroborata da spiegazioni sufficientemente esasustive. Caduto l’ostacolo giuridico, spetterà al presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier firmare ora la legge. Per la soddisfazione delle istituzioni europee. «Accolgo con favore la decisione della Corte costituzionale tedesca sul Trattato del Mes. Si tratta di un passo importante che apre ora la strada alla sua ratifica da parte della Germania», ha commentato soddisfatto il presidente dell’Eurogruppo, l’irlandese Paschal Donohoe.


Occhi su Roma

Risolta la questione tedesca, l’attenzione europea non potrà che tornare ora sull’Italia, che dopo l’ok di Berlino resterà l’unico Paese Ue a non aver ancora ratificato la riforma del Mes. La questione, esplosa a livello politico e mediatico negli anni dei due governi Conte, è tornata sottotraccia in Italia. Ma non in Europa, dove l’entrata in funzione del “nuovo” Mes è considerato un tassello importante della nuova architettura di politica economica. A dare battaglia contro l’adozione della riforma nel 2020 furono in particolare il Movimento 5 Stelle e la Lega, che consideravano vessatorie le condizioni di rimborso dei prestiti che il Mes concederebbe agli Stati assistiti. Ma anche Fratelli d’Italia, nel frattempo divenuto partito di maggioranza e che esprime il presidente del Consiglio, aveva condiviso quella battaglia, con Giorgia Meloni impegnata in prima persona. Il dossier tornerà ora tra quelli in prima fila sul tavolo della premier, del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e della maggioranza di centrodestra. Resterà ferma sul no o ammorbidirà la posizione? A sollevare la questione era stato nelle ultime settimane in particolare il leader di Italia Viva Matteo Renzi. La questione promette di incrociarsi alle altre interlocuzioni in corso tra il nuovo governo e la Commissione europea, in primis la valutazione della legge di bilancio 2023, il monitoraggio sull’implementazione del Pnrr e le relative richieste di aggiustamenti da parte di Roma.


Nella foto: la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Olaf Scholz

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