Mes, Meloni: «L’Italia non chiederà mai quei prestiti, lo firmo col sangue»

La premier a tutto campo nell’intervista in onda stasera a “Porta a Porta”. Ma sull’approvazione del trattato Ue non chiude: materia per il Parlamento

La riforma del Meccanismo europeo di solidarietà? «Non è un grande tema, ne discuterà il Parlamento». Ma a prescindere dall’approvazione o meno del nuovo Trattato, ciò che è certo è che l’Italia non richiederà mai i prestiti del Mes. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della registrazione dell’intervista a Porta a Porta che andrà in onda questa sera. «Finché io conto qualcosa, che l’Italia non acceda al Mes lo posso firmare con il sangue», ha scandito la premier nello studio di Bruno Vespa. «Ma ci chiediamo perché il Mes non è mai stato usato da nessuno? – ha chiesto Meloni – Perché le condizionalità sono troppo stringenti e perché il Mes è un creditore privilegiato, cioè in caso di difficoltà è il primo a dover essere restituito. Allora io vorrei capire se c’è un modo per cui il Mes sia un fondo utile e che non rischi di metterci un cappio».


Il nodo immigrazione

Nell’intervista al programma su Rai1 la premier ha affrontato molti altri temi. Tra questi, quello dell’immigrazione. «I migranti che accogliamo noi sono quelli che hanno i soldi da dare agli scafisti», ha detto Meloni, sostenendo che la gestione sin qui seguita del fenomeno ha «spesso penalizzato i più deboli». A suo avviso, invece, la soluzione sarebbe «fermare le partenze», e non la redistribuzione in ambito Ue. Questo, sostiene la premier, anche in ragione del fatto che «il 70% rimane da noi, gli altri 30 un po’ li redistribuiamo». Lo scontro sulla redistribuzione ha visto coinvolti, in primis, Francia e Italia. La stessa premier riconosce che ci siano state alcune frizioni sul tema e rivendica: «Al di là della propaganda, credo che tutti si siano resi conto che la reazione francese di fronte alla prima nave di una ong mai sbarcata in Francia con a bordo 230 persone, quando in Italia da inizio anno erano sbarcate 94 mila persone, è la spia di un problema che io temevo e che ha avuto conferma, ovvero che prima c’era un tacito accordo per cui l’unico posto di sbarco è l’Italia».


La crisi energetica e quella del lavoro

«Non sono una persona che si spaventa, l’unica cosa che mi spaventa è deludere», ha detto poi Meloni sottolineando che in Italia agendo in qualsiasi modo «puoi pestare i piedi a qualcuno, il punto è se è giusto o no: se è giusto per me si fa». La premier si è espressa anche sul tetto al prezzo del gas riferendo che si tratta di «un’assicurazione che abbiamo contro le impennate della speculazione. Il tetto è alto – ha spiegato – ma devo dire che la proposta della Commissione Ue era a 275, siamo arrivati a 180, la proposta italiana era a 160, quindi il risultato è molto vicino alla nostra proposta». Il caro energia, per la presidente, non si risolve solo con la misura del tetto, ma «liberandosi dalla dipendenza da una parte e con il mix energetico, noi dobbiamo diversificare». Non è mancato nell’intervista a Vespa anche il tema del lavoro. Meloni ha tenuto a sottolineare che non vi è una mancanza di lavori «dignitosi». «Si vorrebbe creare un mondo perfetto – ha detto – dove tutti trovano il lavoro dei loro sogni ma se ti rifiuti di lavorare con lavoro dignitoso perché accetti solo il lavoro dei tuoi sogni non puoi pretendere che ti mantenga lo Stato con le tasse pagate da chi ha accettato un lavoro che spesso non era il lavoro dei sogni».

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